Gonzaga, Agrienfood chiede i danni dopo la chiusura, la minoranza attacca l’amministrazione

foto d'archivio

GONZAGA – La società Agrienfood, dopo la chiusura dello stabilimento di Gonzaga, chiede al Comune il risarcimento dei danni. È quanto emerge in questi giorni, a seguito dell’istanza formale inviata dall’azienda, tramite i propri legali e nelle forme di legge, all’amministrazione comunale.
La richiesta di risarcimento arriva dopo l’ordinanza di chiusura dello stabilimento di zona Zanetta, emessa il 10 dicembre 2025, e successivamente al provvedimento del 31 gennaio 2026 che ha certificato la mancanza delle necessarie autorizzazioni. Secondo quanto riportato, la società ritiene di essere stata costretta a interrompere l’attività nonostante, a suo dire, avesse avviato per tempo tutte le procedure richieste.
I titolari di Agrienfood sostengono infatti di aver intrapreso, già a partire dal 2024, un percorso di confronto con gli uffici dell’amministrazione comunale, con numerosi incontri che avrebbero coinvolto anche l’assessore Faccini. Tuttavia, sempre secondo la posizione dell’azienda, nel corso di questi contatti non sarebbero mai state fornite indicazioni chiare e puntuali sulle modalità di avvio dell’attività, fino ad arrivare all’emissione delle ordinanze di chiusura soltanto dopo circa un anno di operatività.
Su questa vicenda interviene il gruppo di minoranza consiliare Gonzaga in Testa, che ricorda come già alcune settimane fa “fossero stati posti interrogativi e richieste di chiarimento al sindaco Elisabetta Galeotti, rimasti senza risposta”. Alla luce degli ultimi sviluppi, secondo la minoranza il quadro apparirebbe ora più definito.
A giudizio del gruppo, “l’assenza di indicazioni precise e tempestive all’azienda avrebbe portato a decisioni assunte solo in un secondo momento, a seguito dell’intervento degli enti deputati ai controlli”. Una gestione che, sempre secondo la nota della minoranza, “avrebbe esposto per lungo tempo i cittadini a situazioni spiacevoli e che oggi rischia di tradursi in un contenzioso con conseguenze economiche per l’ente.
Decisioni definite “a posteriori”, che avrebbero generato un danno all’impresa e che potrebbero ora costringere l’amministrazione comunale a difendersi in sede legale e, nel peggiore dei casi, a risarcire i danni utilizzando risorse pubbliche”.
“Purtroppo – conclude la minoranza – si tratta di un metodo già visto in altre occasioni: quando il confronto è assente e l’approccio è approssimativo, questi sono i risultati”.