“Mantova merita chiarezza e trasparenza, non narrazioni”. È questo il senso dell’intervento di Salvatore Scalia, componente del Direttivo provinciale di Fratelli d’Italia, che interviene sulla vicenda del progetto Mantova Hub e sullo stato di avanzamento dei lavori di rigenerazione urbana della periferia est della città.
Scalia ritiene debba esserci «una riflessione franca, rigorosa e priva di reticenze. Quando un’opera viene presentata per anni come strategica, simbolica e decisiva per la rigenerazione urbana e per il rilancio di un’intera parte della città diventa doveroso domandarsi quale sia il bilancio reale del progetto, quali risultati siano stati concretamente conseguiti, quali criticità siano emerse e, soprattutto, quali oneri siano stati nel tempo scaricati sui mantovani».
«In questi anni – osserva – si è spesso assistito a una narrazione politica fortemente orientata alla valorizzazione simbolica del progetto, mentre l’evoluzione concreta è stata segnata da tempi lunghi, rimodulazioni, varianti, difficoltà esecutive, incremento dei costi e persistenti interrogativi sul completamento dell’intervento. Oggi non è più accettabile che un’opera presentata come il cuore di una nuova stagione amministrativa continui a vivere in una dimensione di perenne sospensione».
“COSTI OLTRE 40 MILIONI E TROPPE INCERTEZZE”
Nel suo intervento l’esponente di FdI richiama in particolare l’attenzione sui costi dell’opera. «Mantova Hub – afferma – ha conosciuto nel tempo un incremento molto rilevante del costo complessivo, fino a superare i 40 milioni di euro rispetto a una base iniziale di 18 milioni. A ciò si aggiungono l’apertura di un arbitrato e il ricorso a ulteriori strumenti di finanziamento, con un inevitabile aggravio economico che pone seri interrogativi sulla capacità di governo e di controllo del progetto».
«Nel gennaio 2025 – ricorda – Murari definiva Mantova Hub un passaggio strategico e indicava nella seconda metà del 2025 il completamento del capannone destinato a Chimica Verde e ITS, collocando poi nel 2026 il termine per altri interventi nel comparto di San Nicolò. A marzo 2026, tuttavia, il quadro continua a essere caratterizzato da incertezze, tanto che la nuova data viene fissata per ottobre 2026, immediatamente dopo le elezioni amministrative».
Per Scalia la questione non è soltanto amministrativa, ma anche politica. «I mantovani non si nutrono di inaugurazioni, di titoli suggestivi o di scenografie comunicative – sostiene – ma chiedono tempi certi, bilanci trasparenti, assunzione di responsabilità e, in una parola, serietà».
«Ad oggi – osserva – si sottace quanto stia accadendo a Manelli Costruzioni, che ha fatto accesso alla procedura stragiudiziale di composizione negoziata della crisi d’impresa e, al contempo, ha proceduto con l’affitto di un ramo d’azienda a CMC Ravenna S.p.A.».
Elementi che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, rendono ancora più necessario «un atteggiamento di massima trasparenza da parte dell’amministrazione comunale».
“DITE AI MANTOVANI LO STATO REALE DELL’OPERA”
Infine Scalia torna sul clima politico in vista delle elezioni amministrative. «I fatti dicono che, mentre si avvicina la competizione elettorale, l’amministrazione Palazzi, il suo erede designato Andrea Murari e il Partito Democratico continuano a privilegiare una comunicazione celebrativa, senza sciogliere fino in fondo i nodi che la città avverte come più rilevanti: quando finirà davvero l’opera e quanto costerà definitivamente».
«Intendono finalmente dire ai mantovani qual è lo stato reale di Mantova Hub? Intendono chiarire con trasparenza quali siano i tempi effettivamente credibili per il completamento dell’opera, quale sia il costo complessivo ormai maturato, quali siano i margini di ulteriore esposizione economica e quali conseguenze operative derivi il quadro che coinvolge l’impresa esecutrice?».
«Sono domande doverose – conclude – tanto più se si considera che coloro i quali hanno condiviso o sostenuto questo percorso si candidano oggi a guidare nuovamente Mantova per i prossimi anni».

















