CASTEL D’ARIO – Una chiamata al 112, interrotta prima ancora di fornire nome e indirizzo, da parte della compagna picchiata selvaggiamente poco prima, ha fatto scattare un intervento rapido dei Carabinieri, che ha portato all’arresto di un 30enne residente a Roncoferraro ma domiciliato a Castel d’Ario. I militari, infatti, intervenuti per soccorrere la donna, hanno trovato, durante la perquisizione domiciliare, pure un ingente quantitativo di armi e droga. L’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia, coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi clandestine e munizioni.
Tutto è successo ieri domenica 15 marzo, quando alla Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Mantova è arrivata una richiesta di aiuto da parte di una donna. Subito dopo aver contattato il 112, però, quest’ultima ha riattaccato, senza fornire alcuna indicazione utile al rintraccio. L’operatore della centrale ha quindi attivato immediatamente le procedure di emergenza, avviando la geolocalizzazione della chiamata e una serie di accertamenti che hanno permesso di individuare l’abitazione da cui proveniva la richiesta di aiuto, nel territorio di Castel d’Ario.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Castel d’Ario, supportati dai colleghi delle stazioni di Roncoferraro e Bagnolo San Vito. Una volta entrati nell’abitazione, i militari hanno trovato una 24enne con evidenti segni di percosse, in particolare un ematoma all’occhio, provocato – secondo quanto accertato nell’immediatezza – dal compagno poco prima dell’arrivo delle pattuglie.
La giovane, accompagnata successivamente in caserma, ha formalizzato la denuncia raccontando ai militari una lunga serie di episodi di violenza subiti nei mesi precedenti, spiegando di vivere da tempo in una condizione di paura e soggezione a causa delle aggressioni del compagno. Terminati gli accertamenti, la 24enne è stata poi trasportata al Pronto soccorso dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova per le cure necessarie.
Durante l’intervento, tuttavia, i Carabinieri hanno maturato il sospetto che nell’abitazione potessero essere presenti sostanze stupefacenti. È stata quindi disposta una perquisizione domiciliare, che ha portato alla scoperta di un vero e proprio laboratorio domestico per la coltivazione della marijuana.
Nella mansarda dell’abitazione, situata al terzo piano dello stabile, i militari hanno trovato tre serre idroponiche attrezzate con sistemi di aerazione e lampade alogene, utilizzate per la coltivazione indoor di cannabis indica. All’interno delle serre crescevano 90 piante di marijuana, di altezze variabili tra i 20 centimetri e circa un metro.
Oltre alla coltivazione, i Carabinieri hanno rinvenuto oltre mezzo chilo di marijuana già essiccata, conservata in tre barattoli di vetro e cinque involucri in plastica. In un sacchetto sono stati trovati anche 17 bulbi essiccati di papavero da oppio, insieme a un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi.
La perquisizione è proseguita in una stanza attigua alla mansarda, dove i militari hanno scoperto quello che è stato definito un vero e proprio arsenale detenuto illegalmente. All’interno della stanza erano custoditi tre fucili, di cui uno con matricola abrasa, 460 cartucce da caccia calibro 12, due fionde con 12 dardi lunghi 14,5 centimetri, una katana (spada giapponese), tre coltelli a serramanico, un machete con lama di 20 centimetri e un manganello telescopico.
Tutto il materiale – le serre con la coltivazione di cannabis indica, la sostanza stupefacente e le armi – è stato sequestrato dai Carabinieri.
Il 30enne è stato quindi dichiarato in arresto. Dopo le formalità di rito, su disposizione del pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova, è stato condotto presso il carcere di Mantova, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.

















