PEGOGNAGA – Una lacrima compare sugli occhi di Rossella Auriemma, dirigente dell’Istituto Comprensivo Gonzaga-Pegognaga. Mentre narra il personale percorso professionale la parola le si smorza in gola dalla commozione.
E’ una delle relatrici invitate, per la Giornata Internazionale delle Donna, a Pegognaga da Tiziana Lasagna, consigliere comunale con delega alle pari opportunità, e Natascia Facchini presidente della Commissione omonima, che da un paio d’anni organizzano incontri sul tema “Donne al vertice, tra ostacoli e opportunità: lavoro e carriera”.
A dialogare con le invitate è la bravissima giornalista Cecilia Frignani. Intervento ed emotività di Auriemma rimarcano come la disparità di genere sia fenomeno prettamente culturale. La dirigente rivela non solo di non aver riscontrato discriminazione nel percorso professionale, ma che il raggiungimento professionale apicale è stato assecondato dall’amore messo in atto dal marito con stretta condivisione nella cura dei figli.
“Problema di cura” sottolineato da Beatrice Biancardi, avvocato e consigliera Pari Opportunità in seno all’ordine degli avvocati «Un’avvocata su tre molla il posto di lavoro se ci sono dei figli». Figlia d’avvocato «E’ faticoso affermarsi quando c’è un confronto professionale». Ha cacciato un cliente avendo costui chiestole «Ma suo papà cosa ne pensa di questo problema?». Ha sottolineato «Ecco la discriminazione, non tanto per l’esperienza di mio padre, ma in quanto uomo. Anche in Tribunale è stato faticoso affermarsi rispetto agli uomini».
La paura degli uomini è d’essere scavalcati. «Alla selezione di 70 candidati per la sezione finanziaria nella Goldman Sachs in Inghilterra – dice Anna Nicchio, vicepresidente di Confindustria Mantova – eravamo in 17 ragazze: evidente il dover dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini se volevi fare carriera. Esperienza breve, perché poi sono entrata nell’azienda di famiglia. Già mia nonna faceva la magliaia negli anni Cinquanta e aveva una quindicina di dipendenti. Perciò in famiglia non è mai stata percepita la differenza tra donne e uomini.
E’ sempre una questione culturale». Problema questo che parte già dalla sfera familiare, come ha sottolineato Elisa Rodighiero, direttore Cna Impresa Donna «Sono madre. Spesso mi sento in difetto portando via tempo alla famiglia. Per noi donne ci sono cumuli di carichi di cura. L’uomo non si pone questi problemi, si sente soddisfatto». Retaggio di primazia maschile percepibile anche in seno al sindacato, come ha fatto capire Elena Giusti segretaria confederale Cgil. Simona Gualdi direttrice sanitaria Fondazione Boni Suzzara «Già a tredici anni ero decisa a fare il medico. Laureata, sposata e mamma nello stesso anno. Sì, sono stata discriminata in quanto donna. In ospedale mi sono sentita superata. Ma la mia fortuna è stata quella di sentirmi medico».
Riccardo Lonardi


















