Morte Rossi, mail contro Fava: “Va neutralizzato”. Il nodo Muto e i legami Siena-Mantova

Una mail dai toni durissimi, la ricostruzione puntuale del 6 marzo 2013, giorno della morte di David Rossi, il nodo Muto e anche un contatto diretto con i vertici di Mps: l’audizione odierna di Gianni Fava davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Motepaschi aggiunge nuovi tasselli a una vicenda che resta ancora piena di interrogativi. L’imprenditore viadanese, ex deputato della Lega ed ex assessore regionale lombardo, apre con una linea netta, prendendo le distanze da qualsiasi ipotesi di coinvolgimento:
«Per me il 6 marzo 2013 è un giorno come un altro nella mia vita». E ancora:
«Sono stato costretto, dopo questa vicenda, a ricostruire quella giornata, perché per me non aveva nulla di eccezionale».

“Nessun rapporto con Rossi”

Sul rapporto con David Rossi, Fava è categorico: «Io non avevo rapporti con David Rossi di nessun tipo». Riconosce di sapere chi fosse, anche per il ruolo istituzionale a Mantova come vicepresidente di Palazzo Te, ma precisa: «Sapevo chi era, ma non lo conoscevo, non lo frequentavo». Esclude inoltre qualsiasi incontro diretto:
«Un incontro fissato, organizzato per vederlo non c’è mai stato».

L’incontro con Viola dopo l’interrogazione parlamentare

Un passaggio rilevante riguarda però i rapporti indiretti con i vertici di Monte dei Paschi. Fava racconta infatti di aver avuto un contatto con Fabrizio Viola, allora amministratore delegato di Mps, maturato dopo una sua interrogazione parlamentare. «Ricordo una richiesta di incontro da parte di Viola», spiega, sottolineando come quell’iniziativa politica «avesse molto infastidito il vertice di Montepaschi». Un elemento che conferma il clima di tensione tra Fava e la banca, pur in assenza – ribadita più volte – di rapporti diretti con Rossi.

La mail del 2012: “È pericoloso… va neutralizzato”

L’elemento nuovo dell’audizione emerge con la lettura, da parte del presidente Gianluca Vinci, di una mail del 3 novembre 2012 inviata da Rossi all’allora presidente di Mps Alessandro Profumo. Questo il testo integrale della mail letto in Commissione: «Lo so, mi aveva chiamato Garavaglia, comunque questo (Fava ndr) va affrontato in un modo o nell’altro. È pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti del resto, che andavano licenziati a suo tempo, visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle provinciali 2009. Vennero solo sospesi per un giorno. Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché questo non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte».

Un documento che fotografa dunque un clima di forte ostilità e che mostra come Rossi avesse una conoscenza precisa della figura di Fava. La replica è immediata: «Non ho mai sentito di questa cosa, è la prima volta che la sento». E alla domanda se sapesse di essere nel mirino: «No, non sapevo, non pensavo».

“Era una battaglia politica dura”

Fava prova quindi a contestualizzare il contenuto della mail: «Me la spiego con il contesto di battaglia dura». Richiama il suo impegno politico contro le operazioni su Mps e la fusione con la Banca Agricola Mantovana, ricordando interrogazioni parlamentari e la partecipazione ad assemblee dei dipendenti Bam. «Che potessero considerarmi un soggetto fastidioso ci sta», afferma, ipotizzando che la mail possa collocarsi proprio in quella fase. Fava ricostruisce anche il proprio ruolo in quegli anni: commissario della Lega Nord in Toscana, con una presenza sul territorio “per ragioni meramente politiche”. Esclude rapporti con Monte dei Paschi, conferma invece i legami con Francesco Giusti e Maurizio Monteggiani, militanti leghisti senesi, con cui aveva rapporti consolidati già dal 2008.

Il nodo Muto: “Mai avuto rapporti”

Tra i passaggi più delicati, quello relativo all’imprenditore edile mantovano Antonio Muto, il cui nome – spiega Vinci – compare più volte nelle inchieste. Fava è netto: «So chi è, ma non ho mai avuto nulla a che fare con Antonio Muto».

il vicolo in cui fu ritrovato morto David Rossi a Siena

Il presidente Vinci spiega il perché delle domande: un uomo presentatosi come Antonio Muto avrebbe riferito nel 2015 di doversi incontrare con Rossi la sera del 6 marzo 2013, ma di essere arrivato in ritardo a Siena per un incidente in autostrada, trovando Rossi già a terra nel vicolo. Un elemento che resta tra i più controversi e che continua a essere oggetto di approfondimento. Fava ribadisce più volte:
«Mai avuto nessun rapporto», escludendo anche qualsiasi coinvolgimento in vicende urbanistiche o giudiziarie legate a Muto nel Mantovano. Nel corso dell’audizione emerge anche il tema della lottizzazione Lago Castello a Mantova: «Non me ne sono mai occupato», precisa Fava.

Nome Muto anticipato a Fava da giornalista: “Scenario inquietante su Commissione”

Sul riferimento a Muto, Fava sottolinea in audizione come il nome dell’imprenditore edile gli fosse stato anticipato da una giornalista prima ancora della domanda in Commissione. «Apre uno scenario abbastanza inquietante sul fatto che qualcuno abbia notizia della Commissione prima di me», ha osservato.

Sodano, Dolci e Pirondini 

L’ex deputato conferma invece di conoscere Nicola Sodano, ex sindaco di Mantova. Chiarisce inoltre il rapporto con il mantovano Marco Dolci: «Lo conosco perché, quando ero assessore regionale all’Agricoltura, si occupava dei Magazzini fiduciari del Parmigiano Reggiano a Suzzara». Un rapporto quindi ricondotto a un contesto istituzionale e professionale. Fava ha anche dichiarato di non conoscere Pirondini (Daniele ndr), ex dirigente legato a Mps e alla Banca Agricola Mantovana. Ha inoltre escluso rapporti con il Rugby Viadana in quel periodo, spiegando di essere rientrato nel club solo nel 2019.

La ricostruzione del 6 marzo 2013

Fava ricostruisce nei dettagli la giornata della morte di Rossi, sulla base di documentazione consegnata alla Commissione. Partenza da Milano, volo per Roma, partecipazione alla trasmissione Rai “Agorà”, rientro nel capoluogo lombardo, quindi spostamento ad Arenzano per un incontro di lavoro e infine rientro a Viadana in auto. «Sono riuscito non con poca fatica a trovare traccia dei voli», spiega, citando certificazioni Alitalia e registrazioni dei passaggi ai varchi aeroportuali. La notizia della morte di Rossi, racconta, gli arrivò tramite un comunicato dell’ufficio stampa della Camera, poi inoltrato il giorno successivo a Giusti.

Tanti interrogativi sui legami tra Siena e Mantova 

L’audizione restituisce un quadro complesso, in cui si intrecciano politica, finanza e territorio, tra Siena e Mantova. Resta comunque un quadro ancora incompleto, in cui nuovi elementi si affiancano a interrogativi tutt’altro che risolti.