L’impennata dei prezzi dell’energia torna a scuotere l’economia europea, riaccendendo timori recessivi e mettendo sotto pressione famiglie e imprese. A lanciare l’allarme è la CGIA, che chiede all’Unione Europea un deciso cambio di passo: non solo interventi emergenziali, ma un vero e proprio “Next Generation EU bis” capace di affrontare in modo strutturale gli effetti delle crisi geopolitiche e accompagnare la transizione energetica.
Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, con epicentro in Iran, i mercati energetici hanno registrato aumenti vertiginosi. Il prezzo del gas è salito del 60,2%, mentre il petrolio Brent ha segnato un +54,1%. L’impatto si è trasferito rapidamente sull’economia reale: il costo dell’energia elettrica è cresciuto del 14,2%, mentre il diesel ha registrato un rincaro del 21,2%, passando in poco più di un mese da 1,720 a 2,084 euro al litro. Più contenuto, ma comunque significativo, l’aumento della benzina (+5,3%).
Secondo la CGIA, questi shock rappresentano un tipico caso di inflazione da costi: l’aumento dei prezzi energetici si trasmette lungo tutta la filiera produttiva, comprimendo i margini delle imprese e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. In assenza di interventi coordinati, il rischio è che la risposta resti affidata esclusivamente alla politica monetaria restrittiva, con effetti recessivi sull’economia.
Da qui la richiesta di una regia europea. Le misure adottate finora dai singoli Stati membri sono giudicate insufficienti: interventi temporanei, poco incisivi e privi di coordinamento. Nessun Paese, sottolinea l’associazione, dispone da solo delle risorse necessarie per fronteggiare una crisi di questa portata. Serve quindi un piano sovranazionale che, sul modello del Next Generation EU varato nel post-pandemia, metta a disposizione fondi e prestiti per sostenere le economie più fragili.
Le ragioni dell’intervento europeo sono tre: garantire la stabilità macroeconomica, tutelare la coesione sociale e preservare il corretto funzionamento del mercato interno. L’energia, infatti, è un bene essenziale e il suo rincaro colpisce in modo sproporzionato i redditi medio-bassi, ampliando le disuguaglianze e aumentando il rischio di povertà energetica. Allo stesso tempo, differenze nei prezzi tra Paesi rischiano di alterare la concorrenza, penalizzando le imprese situate nei sistemi fiscali più deboli.
Tra le proposte avanzate figurano la sospensione temporanea del Patto di Stabilità, per consentire agli Stati di intervenire senza vincoli sul deficit, il taglio dell’Iva sulle bollette, l’introduzione di un tetto al prezzo del gas e un contributo straordinario sugli extraprofitti delle grandi multinazionali energetiche. Sul tavolo resta anche il tema, finora irrisolto, del disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, considerato cruciale per ridurre la volatilità del mercato.
Nel frattempo, i governi nazionali cercano di tamponare l’emergenza con misure tampone, come il taglio delle accise sui carburanti prorogato dall’esecutivo italiano. Ma, senza un intervento strutturale a livello europeo, queste iniziative rischiano di rivelarsi insufficienti di fronte a uno shock energetico che, giorno dopo giorno, continua a mettere alla prova la tenuta economica del continente.
















