PORTO MANTOVANO – Comunicazione, pianificazione e accompagnamento: sono i tre elementi che emergono con forza dal confronto “Generazioni imprenditoriali a confronto”, ospitato nella sala civica di piazza della Pace a Bancole di Porto Mantovano. Un tema quanto mai attuale, soprattutto in un territorio come quello mantovano, dove il ricambio generazionale rappresenta una sfida urgente.
Nel terziario, infatti, il 35% delle imprese è guidato da un legale rappresentante con più di 60 anni, mentre in agricoltura metà delle aziende è ancora nelle mani di imprenditori settantenni. A livello nazionale, il passaggio generazionale viene affrontato spesso troppo tardi, con interventi dettati dall’emergenza più che da una strategia: non sorprende che solo il 15-20% delle imprese arrivi alla terza generazione.
Al tavolo dei relatori sono intervenuti il sindaco di Porto Mantovano Maria Paola Salvarani, il coach aziendale Gilberto Cristanini, il direttore CNA Elisa Rodighiero, il direttore Confcommercio Nicola Dal Dosso, il delegato Coldiretti Giovani Impresa Diego Remelli, il vicepresidente Confagricoltura Manuel Lugli e il dirigente Confartigianato Alessandro Carreri, ciascuno portando l’esperienza del proprio settore.
La serata è stata aperta dal sindaco Salvarani, che ha sottolineato l’importanza di creare connessioni tra enti, associazioni e imprenditori. Ha ricordato l’impegno del Comune nel valorizzare le attività storiche del territorio, considerate un patrimonio di tradizioni e competenze da preservare e trasmettere alle nuove generazioni.
Il coach aziendale Gilberto Cristanini ha evidenziato tre passaggi fondamentali per un ricambio generazionale efficace: pianificazione anticipata, per evitare decisioni affrettate; analisi delle competenze e della formazione, per definire ruoli e responsabilità; comunicazione e gestione dei conflitti, spesso il nodo più delicato nelle imprese familiari.
Cristanini ha ricordato che non esistono soluzioni universali, ma metodi e strumenti che possono accompagnare famiglie e aziende in un percorso condiviso. Il rischio maggiore, ha spiegato, è la mancanza di dialogo: senza fiducia e confronto, i problemi familiari si riflettono inevitabilmente sull’impresa.
Dal confronto è emerso un messaggio chiaro: ai senior si chiede di lasciare spazio ai giovani e accettare approcci diversi; ai giovani si suggerisce di costruire una propria visione d’impresa, senza replicare automaticamente il modello dei genitori; a tutti si raccomanda di iniziare per tempo il percorso di transizione e affidarsi a professionisti capaci di accompagnare il cambiamento.
Il passaggio generazionale, è stato ribadito, non è un atto improvviso ma un processo: richiede tempo, metodo e soprattutto la volontà di costruire insieme il futuro dell’impresa.


















