Sicurezza, quartieri da vivere, collegamenti: Rebecchi si ricandida e traccia le priorità per Mantova

MANTOVA – Iacopo Rebecchi è stato assessore in entrambi i mandati del sindaco Mattia Palazzi. Nel secondo, dal 2020 a oggi, ha avuto le deleghe a polizia locale, protezione civile, viabilità e mobilità sostenibile, commercio e attività produttive. Tematiche dunque tra le più sentite dalla comunità mantovana. Prima di parlarne chiediamo però a Rebecchi, candidato con la Lista Gialla a sostegno di Andrea Murari, cosa lo abbia spinto a ricandidarsi ancora al Consiglio Comunale.
“Mi ricandido perché credo che chi ha avuto responsabilità di governo debba avere il coraggio di rimettersi di nuovo davanti ai cittadini. La politica non è un incarico da conservare, ma un servizio da rinnovare ogni volta con il consenso e la fiducia delle persone. C’è poi un tema di esperienza. Dopo dieci anni di amministrazione, penso sia importante che chi conosce bene la macchina comunale possa affiancare i nuovi candidati e i più giovani, aiutandoli a diventare rapidamente una nuova classe dirigente. Il rinnovamento non si costruisce cancellando l’esperienza, ma mettendola al servizio di chi arriva. Mi ricandido per dare ancora un contributo concreto a questa fase. E lo faccio dentro la Lista Gialla, nata per tenere insieme civismo, competenza e amore per Mantova. Vogliamo farla crescere come realtà stabile della città, non come parentesi della stagione amministrativa con sindaco Mattia Palazzi.

Nell’ultimo mandato dell’Amministrazione Palazzi ha avuto deleghe importanti tra cui polizia locale, viabilità e mobilità sostenibile, e commercio. Partiamo proprio dalla sicurezza: quali risultati rivendica?
Rivendico prima di tutto una cosa: sulla sicurezza non abbiamo fatto propaganda, abbiamo fatto scelte concrete. Abbiamo potenziato la Polizia Locale in tutto ciò che è di competenza comunale: più agenti, più turni serali e notturni, più pattugliamenti, più presidi nelle aree sensibili. È un corpo molto più orientato al controllo del territorio di quanto non fosse dieci anni fa. Abbiamo investito sulla tecnologia: oltre mille telecamere, una delle reti di videosorveglianza più estese d’Italia. Non è un numero da slogan — sono strumenti veri per le indagini, per il controllo delle zone sensibili, per l’intervento rapido. A questo si aggiungono i Daspo urbani, i controlli coordinati con Questura, Prefettura, Carabinieri e Guardia di Finanza, e l’unità cinofila antidroga che sta per entrare in servizio, un servizio che normalmente vediamo solo in città molto più grandi.
C’è però un punto politico che voglio dire con chiarezza: sicurezza non è solo agenti e telecamere. È illuminazione, decoro, manutenzione, spazi pubblici vissuti, quartieri curati. Una città è più sicura quando non lascia vuoti. Non basta reprimere il cattivo uso degli spazi: bisogna restituirli ai cittadini. È la differenza tra chi della sicurezza fa una bandiera elettorale e chi una città la amministra davvero, ogni giorno.

Sempre sul fronte sicurezza, su cosa pensa debbano concentrarsi le prossime azioni del Comune?
Le prossime azioni hanno un nome preciso: presidio della Polizia Locale 24 ore su 24. Significa due pattuglie operative anche nella fascia oggi scoperta, dall’una alle sei del mattino. È una scelta di campo: il Comune c’è anche quando di norma la città non lo sente. Poi va avvicinata la Polizia Locale ai quartieri. Il comando decentrato a Lunetta al servizio dei quartieri a Nord della Città previsto dal programma Murari è una proposta giusta: la sicurezza non può essere percepita come questione del solo centro storico. Le altre priorità sono nette: completare la copertura con le telecamere nelle ultime zone scoperte; introdurre gli street tutor per prevenire e mediare i conflitti; mettere a regime l’unità cinofila antidroga; aumentare i pattugliamenti notturni; proseguire con l’educativa di strada per intercettare il disagio giovanile prima che diventi problema di ordine pubblico.
Detto questo, una parola sulla cornice istituzionale. La sicurezza è competenza primaria dello Stato — Prefetto, Questore, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza. Il Comune fa la sua parte fino in fondo ma non può sostituirsi a chi ha per Costituzione e Legge il compito primario sulla Sicurezza. Lo Stato deve fare la propria. La destra della sicurezza ha fatto una bandiera; ora che governa il Paese da quasi quattro anni ha l’obbligo di dimostrarlo con i fatti, sugli organici e sulle risorse. A Mantova servono nuovi uomini e nuove donne in divisa, e gli impegni vanno mantenuti. Non è polemica: è una richiesta di rispetto per una città che merita gli strumenti adeguati alle sue funzioni.

Il commercio in città è in sofferenza, negli ultimi 13 anni hanno chiuso ben 163 negozi. Pensa sia ancora possibile rilanciare il comparto? E se sì con quali azioni?163 negozi chiusi in tredici anni. È un numero che non si può minimizzare. Sarebbe però ingenuo far finta che riguardi solo Mantova: il commercio di vicinato è in crisi in tutta Italia, per ragioni strutturali — e-commerce, cambiamento dei consumi, costi, affitti, ricambio generazionale, trasformazione dei centri storici. La domanda corretta è un’altra: cosa può fare un Comune? Molto, ma deve agire sulle cause profonde, non sui sintomi. Un negozio non si salva con un contributo a fondo perduto. Un negozio vive se intorno ci sono residenti, studenti, lavoratori, uffici, servizi, turisti, eventi, famiglie. Per questo il rilancio del commercio non è una pratica a parte: è il primo dividendo di una città di nuovo abitata. Ed è esattamente la linea del programma Murari — casa, giovani, università, servizi, centro storico vivo.
Significa recuperare gli alloggi sfitti, costruire un vero piano casa comunale, rendere strutturale il bonus affitti per gli under 36, fare accordi con le imprese per alloggi a canone sostenibile. Significa riportare funzioni in città — anche con nuove sedi per realtà come Aster e Tea — perché in questi anni troppi uffici sono usciti dal centro, svuotando le vie nei giorni feriali. Significa programmare con serietà gli eventi insieme alle associazioni del commercio: l’obiettivo dei mille eventi culturali all’anno non è solo cultura, è economia urbana. E significa, infine, riqualificare gli spazi pubblici lungo le direttrici commerciali — Corso Umberto, via Verdi e le altre — con arredo urbano, verde, decoro, qualità. Il commercio non si rilancia guardando indietro. Si rilancia rendendo Mantova più abitata, più frequentata, più accessibile, più bella.

Sul fronte mobilità quali interventi tra quelli realizzati o in fase di realizzazione pensa abbiano avuto un impatto positivo o lo avranno nei prossimi anni?
I cantieri che cambieranno davvero il volto di Mantova sono i sottopassi ferroviari. Porta Cerese è un cantiere difficile, lo sappiamo, ma affronta un problema che la città si porta dietro da decenni. Lo stesso vale per Gambarara, che dovrà essere il prossimo passaggio decisivo. Eliminare le barriere ferroviarie significa ridurre code, tempi morti, fratture urbane — significa restituire qualità della vita a interi pezzi di città. Sulla mobilità sostenibile, invece, dobbiamo togliere ogni ideologia dal ragionamento. Piste ciclabili, percorsi casa-scuola, pedibus, bicibus, Bike to School, trasporto pubblico, mobilità elettrica e parcheggi scambiatori non sono una guerra all’auto. Sono alternative vere. Mantova deve restare accessibile all’automobile, soprattutto per chi arriva da fuori, per chi lavora, per chi ha esigenze familiari o commerciali. Ma una città storica non regge se ogni spostamento avviene sempre e solo in auto fino al cuore del centro. Per questo abbiamo puntato sui parcheggi scambiatori con navetta, sul nuovo parcheggio di Lungolago Gonzaga, sul rilancio del Pradella, su tariffe più convenienti nelle fasce esterne, sulla rotazione dei posti nelle zone centrali.
Il programma Murari indica con precisione le prossime tappe: completare i collegamenti ciclabili con i quartieri esterni e i comuni vicini — Castelletto Borgo, Formigosa, Rabin, Castiona — collegare meglio Valdaro, potenziare il trasporto pubblico verso ospedale e polo produttivo, aumentare le colonnine elettriche. La mobilità del futuro non è contro qualcuno: è una mobilità più intelligente. Auto quando serve, bus quando è comodo, bici quando è sicura, navette quando funzionano, piedi quando la città è bella da attraversare.

Nell’attesa che possa venir completato il sistema tangenziale, quali pensa possano essere gli interventi più importanti ancora da realizzare?
La tangenziale va completata. Non c’è alternativa. La chiusura a sud dell’anello, con la bretella verso il casello autostradale, è decisiva per alleggerire il traffico — soprattutto quello pesante — da assi oggi sovraccarichi come via Brennero e via Parma. È una partita che non dipende solo dal Comune: chiama in causa Provincia, Regione, Governo, concessionari, grandi infrastrutture. Ma il Comune deve continuare a fare pressione senza arretrare di un centimetro: Mantova non può restare ostaggio di un sistema viabilistico incompleto. Nel frattempo, quattro interventi concreti. Il primo: governare gli accessi alla città come un sistema unico. Porta Cerese, Gambarara, Belfiore, Cittadella, parcheggi, navette, viabilità di ingresso vanno pensati insieme, non come tessere separate. Il secondo: rafforzare i parcheggi di attestamento e i collegamenti rapidi con il centro. Per ridurre la pressione del traffico interno bisogna rendere semplice e conveniente lasciare l’auto fuori. Il terzo: liberare i quartieri dal traffico improprio e da quello pesante, intervenendo sui punti critici, sulle rotatorie, sulla regolazione semaforica, sulla segnaletica, sul monitoraggio dei flussi. Il quarto è Valdaro. Il programma Murari è netto: è la grande opportunità di sviluppo per i prossimi vent’anni di Mantova. Per funzionare davvero servono infrastrutture complete — piastra intermodale ferro-gomma, innalzamento dei ponti, accessibilità, connessione con ferrovia, acqua, energia rinnovabile. C’è infine un punto di vivibilità troppo spesso trascurato. Nelle aree più esposte — via Brennero, Cittadella lungo la ferrovia, Castelletto Borgo — servono barriere antirumore e antismog. La viabilità non è solo fluidità del traffico: è salute, qualità dell’aria, sicurezza, vita quotidiana dei quartieri.

Al di là di quelle che sono state le sue deleghe in questi anni come assessore, quali pensa siano le vere priorità per Mantova?
La priorità è una sola, e perentoria: Mantova non deve diventare una città bellissima da visitare e difficile da vivere. Non vogliamo una città-cartolina. Vogliamo una città abitata, giovane, produttiva, accessibile, accogliente.Il programma Murari parte da un punto netto: i giovani. Una città che attrae giovani famiglie tiene aperte le scuole, sostiene i servizi, crea economia, non invecchia su se stessa. Da qui discendono tutte le priorità vere. La casa. Senza abitazioni accessibili, giovani coppie, studenti e lavoratori vengono respinti fuori dalla città. Servono recupero degli alloggi vuoti, piano casa comunale, incentivi alle ristrutturazioni, bonus affitti per gli under 36, accordi con le imprese per alloggi a canone sostenibile, portierato sociale negli alloggi pubblici. Senza casa, non c’è futuro per nessuno.
Il lavoro, sicuro e giustamente retribuito. Valdaro ha già portato oltre 1.500 nuovi posti di lavoro: è una delle intuizioni vincenti di questi anni. Va completata con logistica sostenibile, campus tecnologico, università, imprese innovative, startup, data center alimentati da rinnovabili. Mantova deve essere una città in cui si vive bene e in cui si lavora bene.
I servizi alle famiglie. I nidi comunali gratuiti, i servizi che permettono alle donne di non scegliere tra lavoro e cura, l’assistenza alla terza età: sono questi i servizi che decidono se una famiglia sceglie Mantova oppure un’altra città. È qui che si misura davvero il valore civile di un’amministrazione.
I collegamenti ferroviari. Raddoppio Mantova-Codogno per arrivare a Milano in un’ora e un quarto; Mantova-Verona in trenta minuti con fermata al Catullo; ferrovie più forti con le città universitarie. Non sono dettagli tecnici: sono condizioni di competitività.
L’università e la cultura. Arrivare a 5.000 studenti e costruire progressivamente l’Ateneo di Mantova significa energia, innovazione, futuro. E mantenere Mantova come una delle capitali culturali italiane — Festivaletteratura, festival, musei, biblioteche, teatri — non è un lusso accessorio: è il respiro civile di una città.
I quartieri. Mantova non è solo il centro storico. È Lunetta, Cittadella, Valletta Valsecchi, Valletta Paiolo, Borgochiesanuova, Te Brunetti, Angeli, Dosso del Corso, Formigosa, Castelletto Borgo. Ogni quartiere deve avere servizi, manutenzioni rapide, verde, sicurezza, pulizia, collegamenti. Lo spazzino di quartiere, il servizio unico manutenzioni, il numero verde per le segnalazioni: prendersi cura della città ogni giorno significa esattamente questo.
L’ambiente. Per Mantova, città di acqua e di pianura, l’ambiente non è un capitolo del programma: è la condizione stessa della qualità della vita. Laghi, verde, qualità dell’aria, foreste urbane, zero nuovo consumo di suolo, bonifiche, energia rinnovabile, comunità energetiche, adattamento climatico.
La sfida dei prossimi cinque anni è una sola: far crescere Mantova senza snaturarla. Renderla più giovane senza perderne l’identità. Più competitiva senza diventare anonima. Più attrattiva senza dimenticare chi ci vive ogni giorno. Per questo voteremo Andrea Murari sindaco. E per questo la Lista Gialla chiede ai mantovani fiducia: per continuare un percorso che funziona, e per portarlo a compimento.

Messaggio politico elettorale, committente: Iacopo Rebecchi