Buffon riceve il Toson d’Oro e conquista Sabbioneta con ironia e sincerità

SABBIONETA – Una serata da tutto esaurito, tra applausi, cori, selfie e centinaia di tifosi arrivati a Sabbioneta per incontrare uno dei simboli del calcio mondiale. Gianluigi Buffon ha ricevuto questa sera il prestigioso “Toson d’Oro”, il riconoscimento nazionale promosso dal Rotary Club Casalmaggiore Viadana Sabbioneta, diventando il primo sportivo a entrare nell’albo d’oro del premio ispirato al celebre pendente appartenuto a Vespasiano Gonzaga.
L’ex portiere della Nazionale campione del mondo 2006 è stato accolto già nel pomeriggio davanti a Palazzo Ducale da un autentico bagno di folla. Tantissimi soprattutto i giovani presenti in attesa di un autografo o di una fotografia con il loro idolo. La disponibilità di Buffon nel fermarsi a lungo con i tifosi ha fatto slittare di qualche minuto l’inizio della cerimonia al Teatro all’Antica, gremito in ogni ordine di posto, mentre all’esterno un maxischermo ha permesso a centinaia di persone di seguire l’evento. A fare gli onori di casa il presidente del Rotary Stefano Bozzetti, il sindaco di Sabbioneta Marco Pasquali, la governatrice del Distretto Rotary 2050 Annalisa Balestrieri e Gianluca Bocchi, che ha ricordato la storia del Toson d’Oro e il ruolo del padre Ulisse Bocchi, ideatore del riconoscimento nato dopo il ritrovamento del celebre monile nella tomba di Vespasiano Gonzaga.

“L’uomo vale sempre più del mito”

Poi spazio al lungo dialogo tra Buffon e la giornalista Francesca Strozzi. Un racconto sincero, spesso interrotto dagli applausi, nel quale l’ex capitano azzurro ha alternato aneddoti sportivi, riflessioni personali, ironia e momenti molto intimi. «Non credo ai miti, credo agli uomini. L’uomo vale sempre più del mito», ha detto Buffon, spiegando di essersi sempre considerato una persona «vera, con pochi filtri e pochi fronzoli».
L’ex numero uno della Nazionale ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, partendo dalla scintilla scoccata durante i Mondiali di Italia ’90 osservando le parate del camerunese Thomas N’Kono. «Scattò qualcosa dentro di me», ha raccontato. Emozionante anche il ricordo dell’esordio in Serie A con il Parma, a soli 17 anni, contro il Milan. «Per me era come toccare il cielo con un dito. A 12 anni sognavo e a 17 raccoglievo già quei sogni. Quel giorno provavo più eccitazione che paura».
Buffon ha ricordato con affetto le città che hanno segnato la sua carriera: «Parma mi ha cresciuto e protetto, Torino mi ha preparato ai massimi livelli». E con la consueta ironia ha scherzato anche sul suo trasferimento record alla Juventus: «Il Parma mi comprò a 12 anni per 15 milioni di lire e mi vendette nel 2001 a 105 milioni. Direi che la plusvalenza l’ha fatta».

“La Nazionale univa tutti”. “La Juve ha bisogno di un anno zero”

Tra i momenti più applauditi il ricordo della maglia azzurra. «Indossare la Nazionale significava rappresentare tutti gli italiani, juventini e non. Per un momento il Paese sotterrava l’ascia di guerra». Parlando invece della celebre parata su Zidane nella finale mondiale del 2006, Buffon ha spiegato di essere affezionato anche a interventi meno conosciuti: «A volte un’uscita o un rinvio ti restituiscono fiducia nei momenti difficili».
Non sono mancati riferimenti all’attualità calcistica. Secondo Buffon la Juventus necessita oggi di «un anno zero» e di un nuovo progetto costruito con pazienza: «Non puoi pensare di vincere subito, bisogna capire se hai seminato bene». Sul calcio italiano e la terza esclusione dai mondiali ha invece sottolineato come la storica superiorità tattica degli azzurri si sia progressivamente ridotta: «Gli altri Paesi sono cresciuti e il livello si è livellato».

“La mia forza? Riconoscere le fragilità”

Molto intenso anche il passaggio dedicato alle fragilità personali. Buffon ha raccontato senza reticenze di avere attraversato «un periodo di depressione e forte disagio esistenziale», spiegando come sia stato fondamentale riconoscere il problema e parlarne apertamente. «Non bisogna vergognarsi delle proprie debolezze», ha affermato, ricordando anche come interessi esterni al calcio, tra cui l’arte, lo abbiano aiutato a uscire da quella fase. Parlando della famiglia, il campione ha definito la moglie Ilaria D’Amico «una grande donna che con amore ha fatto emergere una parte bella di me che forse nemmeno conoscevo». E riferendosi ai figli ha aggiunto: «Ho sempre cercato di fargli capire che sì, sono stato bravo, ma anche molto fortunato».
Ai giovani Buffon ha lasciato un messaggio  «Qualsiasi cosa fate, metteteci passione. Non vale solo nello sport. La passione è un’energia che parte dallo stomaco e contagia gli altri». Poi, ricevendo il Toson d’Oro, ha chiuso con una battuta: «Essere il primo sportivo premiato dopo personaggi come Morricone, Bottura o Pagani mi provoca quasi vergogna». Ma subito dopo si è fatto serio: «Questo premio mi rende orgoglioso, perché significa che qualcosa di buono ho fatto e che quel qualcosa è stato percepito anche dagli altri».