Gragnato: “una Mantova meno vetrina e più comunità, casa, giovani e ambiente al centro”

MANTOVA – Casa, fragilità sociali, sicurezza, ambiente e quartieri. Sono queste alcune delle priorità indicate da Mirko Gragnato, candidato a sindaco di Mantova del Movimento 5 Stelle. Gragnato rivendica il ruolo di «voce autonoma» nel campo progressista e propone una Mantova «più vicina alle persone e meno concentrata sull’immagine». Dall’emergenza abitativa al lavoro, passando per sostenibilità, partecipazione e qualità della vita nei quartieri, Gragnato insiste sulla necessità di una città capace di ascoltare giovani, anziani e fasce più fragili, affiancando ai controlli anche prevenzione, servizi e presidio sociale.

Perché ha deciso di candidarsi a sindaco?
La mia candidatura non nasce da un’ambizione personale, ma da un percorso politico e
collettivo. Prima è venuto il programma, prima sono venuti i temi che il Movimento 5 Stelle
ha individuato come prioritari per Mantova: il diritto alla casa, la giustizia sociale, l’ambiente, la salute, la partecipazione, l’attenzione ai quartieri e alle persone più fragili.
La candidatura è arrivata dopo. Il Movimento 5 Stelle ha scelto attraverso una votazione
interna tra persone capaci, serie e competenti. Io sono stato scelto perché il Movimento ha
creduto nella mia visione di una politica che non lascia indietro nessuno, che non guarda
solo ai numeri o alle grandi opere, ma alle persone, soprattutto a quelle che rischiano di
restare invisibili. Per me candidarmi significa mettere a disposizione un percorso fatto di cultura, esperienze europee, lavoro nei territori, valorizzazione del patrimonio e impegno civico. Significa anche portare una consapevolezza maturata attraverso fragilità personali affrontate apertamente, perché credo che attraversare momenti difficili possa insegnare il valore dell’ascolto, della cura e della responsabilità verso gli altri.
Ho accettato questa candidatura non per rappresentare me stesso, ma per dare voce a una
visione politica che mette al centro la comunità. Una politica che considera il ruolo del
sindaco prima di tutto un servizio.

Quanto pesa il fatto di essere percepito come un volto nuovo della politica mantovana?
Lo vivo come una responsabilità positiva. Essere un volto nuovo significa non essere legato
a vecchi equilibri, non avere rendite di posizione da difendere, non dover rispondere a
logiche consumate. Naturalmente un volto nuovo deve dimostrare competenza, serietà e capacità di visione. Ma credo che Mantova abbia bisogno anche di questo: energie nuove, persone che arrivano con uno sguardo diverso e con la volontà di costruire, non solo di amministrare l’esistente. Io non vengo dal nulla: vengo da esperienze culturali, istituzionali, europee, associative. Però non appartengo ai soliti meccanismi della politica cittadina. E forse proprio per questo posso portare un punto di vista libero, più vicino alle persone e meno condizionato dalle abitudini del potere.

Quali battaglie vuole portare in consiglio comunale? E quali sono le sue tre priorità non negoziabili?
Le battaglie che voglio portare in consiglio comunale sono quelle che riguardano la dignità
della vita quotidiana. La prima priorità non negoziabile è la casa. A Mantova il tema abitativo è diventato centrale: affitti alti, difficoltà per giovani, famiglie, lavoratori, persone sole, studenti, fragilità sociali. Senza casa non c’è autonomia, non c’è futuro, non c’è piena cittadinanza. La seconda è la salute sociale della città: salute mentale, disabilità, solitudine, povertà educativa, anziani, famiglie. Il Comune non può sostituirsi alla sanità, ma può costruire reti, presidi, ascolto, prossimità. Una città non è sicura se le persone vengono abbandonate. La terza è una vera transizione ecologica e culturale. Mantova deve essere green non solo nei racconti, ma nei dati, nelle scelte urbanistiche, nella mobilità, nella qualità dell’aria, nella tutela del paesaggio, nel rapporto con i laghi, il Mincio, il territorio agricolo. Cultura e ambiente non sono decorazione: sono infrastrutture civili.

Sicurezza: molti cittadini chiedono più controlli immediati. Cosa risponde?
Rispondo che i controlli servono, e che nessuno può liquidare le paure dei cittadini. Chi vive
situazioni di degrado, spaccio, violenza o insicurezza ha diritto a una risposta immediata
dello Stato e delle istituzioni. Ma dico anche che fermarsi solo alla repressione è insufficiente. La sicurezza vera non nasce solo dalle telecamere o dalle ordinanze. Nasce da quartieri vivi, illuminati, abitati, curati. Nasce da servizi sociali che intercettano prima il disagio. Nasce da politiche giovanili, casa, lavoro, salute mentale, mediazione, presenza educativa. Una città sicura non è una città militarizzata: è una città dove le persone si sentono parte di una comunità. Quindi sì ai controlli dove servono, ma insieme a prevenzione, presidio sociale, cura degli spazi pubblici e responsabilità collettiva.

Emergenza abitativa, cosa intende e come la affronterebbe?
Parlo di emergenza abitativa perché sempre più persone fanno fatica a trovare una casa
sostenibile. Non riguarda solo chi è in condizione di povertà estrema. Riguarda giovani che
non riescono a uscire di casa, lavoratori con stipendi normali ma affitti troppo alti, famiglie
monoreddito, persone separate, anziani soli, studenti, persone fragili.
Il Comune deve smettere di considerare la casa solo come un tema assistenziale. È un tema politico, economico, urbanistico e sociale.
Servono una mappatura seria degli immobili vuoti, politiche per rimettere in circolo abitazioni sfitte, accordi con proprietari e terzo settore, sostegno all’affitto, housing sociale, recupero del patrimonio pubblico, attenzione alle nuove povertà e ai giovani. E serve una regia comunale forte, perché senza casa ogni progetto di vita diventa più fragile.

Mantova viene raccontata da tempo come città green e sostenibile, è d’accordo?
Mantova ha fatto passi avanti e possiede un potenziale enorme. È una città d’acqua, di
paesaggio, di laghi, di patrimonio storico e ambientale, una città che potrebbe essere un
modello nazionale di equilibrio tra cultura, ambiente e qualità della vita. Ma non basta raccontarsi green: bisogna esserlo davvero. La sostenibilità non può ridursi a un marchio o a una comunicazione efficace. Deve riguardare la qualità dell’aria, il traffico, il consumo di suolo, il verde urbano, la manutenzione delle ciclabili, il trasporto pubblico, il rapporto con il Mincio, con i laghi, con il paesaggio agricolo e con le periferie.
Io credo che Mantova debba passare da una sostenibilità raccontata a una sostenibilità
misurabile. Meno slogan e più obiettivi concreti: alberature, ombreggiamento urbano contro il caldo estremo, mobilità pubblica efficiente, comunità energetiche, recupero degli spazi
abbandonati, tutela dell’acqua e del patrimonio naturale.
Credo però anche che la politica debba dare l’esempio. Io mi muovo da sempre, e anche
durante questa campagna elettorale, nel modo più ecosostenibile possibile. La mia bicicletta è stata al mio fianco in tutta la campagna, come lo è nella vita quotidiana. Non è una scelta fatta per comunicazione: è semplicemente il mio modo di vivere la città.
Penso che non basti parlare di politiche green. Bisogna viverle in prima persona, renderle
credibili attraverso i propri comportamenti. La sostenibilità non è solo una delibera: è uno
stile di vita, una cultura, un’abitudine.

Qual è l’errore più importante che attribuisce all’amministrazione Palazzi? Qual è invece il provvedimento che l’ha convinta maggiormente?
L’errore più importante è stato, secondo me, aver costruito una città molto forte sul piano
dell’immagine, ma non sempre altrettanto capace di ascoltare le fragilità e le contraddizioni
reali. Mantova è stata raccontata molto bene, ma non sempre tutti i cittadini si sono sentiti
parte di quel racconto.
Penso alle difficoltà abitative, alla solitudine, alla condizione dei giovani, alle periferie, al
rapporto tra centro e quartieri, alla partecipazione vera dei cittadini. Una città non può essere solo attrattiva per chi arriva: deve essere vivibile per chi ci abita ogni giorno.
Il provvedimento o l’indirizzo che riconosco positivamente è l’attenzione alla valorizzazione
culturale e turistica della città. Mantova ha saputo consolidare una sua immagine nazionale
e internazionale. Questo è un merito. Ma ora bisogna fare un passo ulteriore: trasformare la cultura da vetrina a diritto diffuso, accessibile, quotidiano, capace di raggiungere scuole,
quartieri, giovani, anziani e fragilità.

Perché un elettore dovrebbe scegliere il M5S invece di votare direttamente la coalizione di centrosinistra?
Perché il Movimento 5 Stelle porta una voce autonoma, necessaria e utile. Non siamo una
fotocopia del centrosinistra. Siamo una forza che mette al centro temi che spesso vengono
nominati ma non sempre affrontati con radicalità: giustizia sociale, ambiente, casa,
partecipazione, trasparenza, sanità territoriale, tutela dei fragili.
Votare M5S significa rafforzare dentro il campo progressista una spinta più coraggiosa, più
attenta agli ultimi, più libera da certi automatismi amministrativi. Significa dire che non basta governare bene l’esistente: bisogna anche correggere le disuguaglianze, ascoltare chi non ha voce, aprire processi di partecipazione vera.
Io non chiedo un voto contro qualcuno. Chiedo un voto per portare in consiglio comunale
una sensibilità diversa: più sociale, più ecologica, più vicina alle persone, meno legata alla
politica come gestione e più alla politica come servizio.