Confagricoltura Mantova boccia il maxi‑impianto agrivoltaico di Ceresara

CERESARA – Confagricoltura Mantova esprime una posizione netta sul progetto del maxi‑impianto agrivoltaico previsto a San Martino Gusnago, frazione di Ceresara, al confine con Casaloldo e Castel Goffredo. Un intervento imponente, pari a 37 ettari, l’equivalente di 53 campi da calcio, che secondo l’organizzazione agricola rischia di compromettere suolo fertile e vocazioni produttive consolidate.

Il presidente Andrea Pagliari ribadisce la linea dell’associazione: «Condividiamo le perplessità del Comune di Ceresara. Sosteniamo le energie pulite, ma solo se adottate con equilibrio e rispetto. Utilizzare terreno agricolo fertile, indispensabile alla produzione di cibo, è inaccettabile in un territorio vocato alle eccellenze agroalimentari».

Criticità ambientali e modello agricolo a rischio

Pagliari sottolinea come impianti di queste dimensioni non rientrino nel concetto di vero agrivoltaico: sotto i pannelli è difficile praticare agricoltura reale, il microclima locale rischia di essere alterato, i grandi investitori non privilegiano soluzioni innovative che integrano davvero energia e coltivazioni

Confagricoltura ribadisce la priorità: utilizzare aree dismesse, terreni non produttivi o tetti di stalle e fabbricati, non suolo agricolo.

Il precedente di Casaloldo e il tema della speculazione

Solo poche settimane fa l’associazione aveva accolto con favore la bocciatura provinciale del progetto da 19 ettari a Casaloldo. Ora la situazione si ripropone, con dinamiche simili.

«Spesso – osserva Pagliari – si tratta di investimenti portati avanti da fondi stranieri che puntano a massimizzare gli incentivi nazionali, portando all’estero la ricchezza prodotta e senza creare indotto o occupazione sul territorio».

L’appello agli agricoltori

Il presidente invita i colleghi a non lasciarsi attrarre da proposte economicamente allettanti ma potenzialmente dannose: «Dobbiamo ricordare chi siamo: produttori di cibo sano e custodi del territorio. L’energia si può produrre in modo virtuoso, come dimostrano la nostra ConfagriCer, con pannelli solo sui tetti, e gli impianti a biomasse che trasformano i reflui zootecnici in risorse positive per aziende e ambiente».