MANTOVA – Secondo una recente analisi della Cna, per artigiani e piccole imprese vale ancora la stessa regola che conoscono bene anche alla pompa di benzina: i costi salgono in fretta, ma scendono con estrema lentezza. E questo vale soprattutto per il credito di piccolo importo, quello più utilizzato per acquistare macchinari, rafforzare la liquidità o pagare i fornitori.
L’elaborazione fotografa la situazione al 31 dicembre 2025 e mette in evidenza un dato chiaro: il denaro costa di più a chi chiede poco. Per i finanziamenti destinati agli investimenti, il Taeg medio nazionale è del 3,96%, ma per i prestiti fino a 50mila euro il tasso sale al 6,08%, con un divario di 2,5 punti rispetto ai finanziamenti sopra il milione. La forbice si amplia ulteriormente in base al rischio: le imprese con una probabilità di default sotto l’1% pagano il 3,31%, quelle oltre il 5% arrivano al 5,75%.
La fascia immediatamente successiva, tra 50mila e 125mila euro, non offre sollievo: il tasso resta alto, al 5,50%. A complicare il quadro interviene anche la geografia. Nel Sud e nelle Isole il Taeg medio per gli investimenti tocca il 4,54%, e per i prestiti fino a 50mila euro arriva al 6,30%. I tassi più bassi si registrano nel Nord-Est, mentre le punte massime emergono in Valle d’Aosta (5,30%) e Calabria (5,02%). Liguria (3,43%) e Lazio (3,60%) sono invece le regioni più favorevoli.
Il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini, ricorda che un finanziamento da 30, 40 o 50mila euro può essere decisivo per una piccola impresa: acquistare un macchinario, digitalizzare un processo, assumere personale o superare una fase di tensione finanziaria. Ma se il piccolo credito continua a costare molto più del grande, avverte Costantini, il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori.

















