
MANTOVA – La scomparsa di Peppino Di Capri, morto all’età di 86 anni, riporta alla memoria un’epoca irripetibile della musica italiana. Tra chi lo ha conosciuto da vicino c’è anche il mantovano Gianni Dall’Aglio, storico batterista dei Ribelli, che con l’artista napoletano ha condiviso palchi e serate nei locali simbolo degli anni Sessanta.
«Sono molto dispiaciuto, perché se ne va un amico – ha detto un emozionato Dall’Aglio -: vuol dire che canterà in un’altra dimensione».
Il ricordo corre agli anni della Bussola di Viareggio, il tempio della musica leggera italiana. «Lavoravamo insieme alla Bussola. C’era un’abbondanza pazzesca di grandi nomi: Mina, Adriano Celentano, Peppino stesso e tanti altri. A volte si esibivano uno dopo l’altro nella stessa serata, era qualcosa di straordinario. Al pomeriggio, prima degli spettacoli, ci ritrovavamo in spiaggia alle Focette: c’erano Adriano, Peppino, Bernardini e i ragazzi del suo gruppo, i Rockers. Si parlava di tutto, ci si divertiva davvero».
Tra gli aneddoti che riaffiorano ce n’è uno che strappa ancora un sorriso. «Chiesi ai musicisti dei Rockers quanto li pagasse Peppino. Il batterista, che era suo compaesano, rispose: “Prendiamo tutti uguale”. Guardai il nostro sassofonista Natale Massara e pensammo che dovevamo farci valere. Andammo da Adriano Celentano a chiedere un aumento e lui ci rispose sorridendo: “Allora andate a suonare con Peppino Di Capri”».
Dall’Aglio ricorda anche il profondo rapporto di stima tra Celentano e il cantante napoletano, nonostante i generi musicali differenti. «Una sera, finito di suonare, penso fosse il 1963, ci siamo ritrovati a parlare. Adriano gli era molto simpatico e Peppino gli disse: “Io il rock non lo so fare come lo sai fare tu, ma è un genere che mi piace molto”».
Secondo il musicista mantovano, il successo di Peppino Di Capri è nato dalla capacità di restare fedele alla propria identità. «Noi lo conoscevamo soprattutto per i lenti, con i quali tanti hanno imparato a ballare. Ha inciso anche splendidi brani napoletani. Provò pure con pezzi come “Saint-Tropez Twist”, seguendo il mercato, ma la sua vera forza erano le melodie romantiche. Era un grande personaggio: umile, simpatico e originale nel modo di cantare. All’inizio veniva considerato quasi un cantante regionale, invece aveva un fascino tutto suo».
I loro percorsi si incrociarono anche nei night romani. «Quando Adriano stava svolgendo il servizio militare, tra il 1960 e il 1961 noi Ribelli suonavamo nei locali di Roma e non di rado incrociavamo Peppino, anche lui lì per esibirsi. Non era soltanto un artista da concerti: restava anche venti giorni nello stesso locale».
Un artista, Peppino Di Capri, che in quegli anni trovò modo di esibirsi anche nel Mantovano. «Ricordo sicuramente almeno una data a Cerese, al Faro della Danza, dove d’estate e d’inverno arrivavano i grandi nomi della musica italiana. Da quelle parti passarono anche Wilma Goich, Tony Dallara e tanti altri. Erano anni straordinari».

















