MANTOVA – “Siamo sotto la media storica, ma abbiamo tutto sotto controllo”. Massimo Lorenzi, presidente del Consorzio del Mincio, sintetizza così la situazione attuale del bacino del Garda-Mincio, dal quale dipendono i destini delle coltivazioni di un’ampia fetta del territorio mantovano.
A differenza del resto della Lombardia, alle prese con una crisi idrica di vaste proporzioni – a cominciare da quella del Po -, sul Mincio la situazione appare comunque critica, ma non altrettanto grave. “Penso di poter dire – afferma Lorenzi – che siamo quelli che hanno gestito meglio la situazione. Abbiamo in mano una serie di dati che ci permettono di programmare l’utilizzo del’acqua già da inizio anno come Consorzio del Mincio. E anche la Comunità del Garda ci è stata molto vicina”.
Lorenzi giovedì prossimo parteciperà al tavolo regionale sulla crisi idrica indetto dagli assessori lombardi Massimo Sertori e Alessandro Beduschi, ed è reduce da un altro tavolo tenutosi una decina di giorni fa sul Garda. “Se abbiamo ancora acqua a disposizione – spiega – è perché abbiamo portato avanti una gestione molto oculata, non usando immediatamente tutte le risorse. I temporali non risolvono la situazione, sicuramente erogheremo ancora per una settimana 73 metri cubi”.
Va detto poi che, complice il grande caldo e più in generale i cambiamenti climatici, i periodi di raccolta tendono sempre più ad anticipare rispetto al calendario, e questo porta anche a un minore utilizzo dell’irrigazione nella seconda parte dell’estate. “Il mais – continua Lorenzi – è in anticipo di 15 giorni. Questo significa che nell’arco di 15 giorni da oggi si inizierà a trinciare il mais ed essendo il tutto posizionato in anticipo, potremo attuare il risparmio idrico”.
L’utilizzo dell’acqua del Garda che confluisce nel Mincio è sempre un argomento complesso, perché “da un lato dobbiamo stare attenti alle esigenze del Lago e del relativo turismo, dall’altro noi abbiamo le necessità del nostro mondo agricolo, a cominciare dai prati stabili e dalle risaie che da Roverbella si estendono fino a Ostiglia e che hanno bisogno di acqua fino al 15 di settembre”.
A proposito di prati stabili, il presidente della Cooperativa Latteria San Pietro di Goito Stefano Pezzini commenta così la situazione: “per adesso non abbiamo avuto alcun tipo di riduzione idrica, è ovvio che queste sono le situazioni che ti creano tensione: con il grande caldo non è facile rendere umidi i campi. L’ultimo sfalcio ci sarà a settembre, forse anche a ottobre. Ci si augura che più avanti ci sia più disponibilità di piogge. Per adesso è presto per essere preoccupati”.
COLDIRETTI: SECONDI RACCOLTI A RISCHIO
Il weekend da bollino rosso mette in allarme le campagne mantovane, con l’incognita sui secondi raccolti, ma anche sulla crescita di medicai e prati stabili. Le temperature elevate favoriscono l’evaporazione e le disponibilità idriche, che a oggi non mancano, potrebbero però in assenza di precipitazioni calare drasticamente nell’arco di 4-5 giorni e compromettere alcune aree della provincia. A lanciare l’allarme è Coldiretti Mantova, che sta monitorando attentamente insieme ai Consorzi di bonifica i livelli idrici e rilancia con forza la necessità di adottare il Piano Invasi, presentato a livello nazionale da Anbi e Coldiretti con 277 progetti per 7,3 miliardi di euro, che consentirebbe l’accumulo di due miliardi di metri cubi d’acqua, oltre alla produzione di energia idroelettrica e un abbattimento delle emissioni. Acqua per l’agricoltura, ma anche per incentivare la transizione energetica e per rispondere tempestivamente in caso di incendi, altra emergenza del periodo estivo.
“La scorsa notte è piovuto in montagna, in serata e questa notte sono previste precipitazioni anche da noi, speriamo senza danni – commenta Fabio Perini, vicepresidente del Consorzio Territori del Mincio -. Per quanto concerne il Lago di Garda siamo ancora tranquilli, nell’area servita dal fiume Oglio, invece, siamo in allerta. In caso di pioggia, possiamo avere un orizzonte di disponibilità idrica per i prossimi 4-5 giorni, una settimana”. A Perini fa eco Primo Cortelazzi, presidente di Coldiretti Marcaria. “Si stanno tenendo i livelli con fatica – afferma -. La vista dell’Oglio dal ponte di Gazzuolo è desolante: è rimasta solo una striscia d’acqua”. A farne le spese, in particolare, i secondi raccolti. A sentire gli agricoltori, sono molti quelli che hanno rinunciato quest’anno a seminare una seconda coltura, che in un frangente di costi di produzione in salita avrebbe avuto la funzione di ammortizzare le spese e, per il comparto zootecnico, avrebbe consentito di migliorare il fabbisogno per le razioni alimentari.














