MANTOVA – Si avvia verso una definizione la vicenda giudiziaria relativa ai maltrattamenti avvenuti in un asilo nido privato del capoluogo. Dopo il rinvio disposto dal giudice per le indagini preliminari Stefano Ponti, le cinque imputate – la titolare della struttura e quattro educatrici – hanno presentato nuove richieste di patteggiamento, riformulate sulla base delle indicazioni emerse nella precedente udienza.
Un mese fa il gip aveva ritenuto non congrue sia le pene concordate con la Procura sia gli importi destinati ai risarcimenti delle persone offese, invitando le difese a rivedere le proposte. Le nuove intese, concordate con il pubblico ministero Gianlorenzo Franceschini, prevedono pene comprese tra due anni e due mesi e due anni e quattro mesi di reclusione.
Oltre alla condanna, è stata concordata per tutte le imputate l’interdizione dall’esercizio della professione di educatrice per quattro anni. Sul fronte dei risarcimenti è stata invece avanzata una proposta complessiva di 80 mila euro, somma che dovrà essere destinata alle persone offese secondo quanto verrà stabilito dal giudice.
Il gip ha fissato al 20 ottobre la nuova udienza nella quale sarà chiamato a pronunciarsi sull’eventuale accoglimento dei patteggiamenti e sulle modalità di assegnazione dei risarcimenti.
Le pene concordate non consentono, per quattro delle imputate, la sospensione condizionale della pena. Per una sola educatrice, invece, il beneficio resta applicabile in virtù dell’entità della condanna. Le altre quattro potranno espiare la parte residua della pena attraverso lavori di pubblica utilità, come previsto dalla normativa.
L’inchiesta non riguarda esclusivamente le cinque donne che hanno scelto il patteggiamento. Nel procedimento figurano infatti anche altre due indagate per le quali la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Le persone offese si sono opposte e il giudice ha accolto la richiesta, disponendo la restituzione degli atti al pubblico ministero per ulteriori approfondimenti investigativi. Gli sviluppi su questo fronte sono attesi nella seconda metà di settembre.
L’indagine era partita nell’ottobre dello scorso anno dopo alcune segnalazioni presentate da genitori che avevano raccolto i racconti dei propri figli. A queste si era aggiunta la testimonianza di una collega delle educatrici, che avrebbe riferito di aver assistito a presunti episodi di maltrattamento prendendone le distanze.
Le investigazioni, condotte dalla Guardia di Finanza, erano state supportate anche dalle immagini registrate da telecamere installate all’interno della struttura. Secondo l’accusa, i bambini sarebbero stati sottoposti a comportamenti violenti e intimidatori, con episodi che andavano da strattonamenti e spinte fino all’isolamento in locali bui come forma di punizione. Tra le contestazioni figurano inoltre urla, minacce, frasi denigratorie e la presunta somministrazione di porzioni di cibo ritenute insufficienti durante i pasti. Alla titolare del nido vengono contestate sia condotte omissive sia comportamenti attivi nell’ambito della gestione della struttura.

















