MANTOVA – Si è spento all’età di 86 anni, nella sua Pavana, Francesco Guccini. Cantautore tra i più irriverenti, poetici e innovativi della scena italiana, aveva cominciato a scrivere canzoni per altri (in primis le tante versioni rese celebri dai Nomadi), poi, vincendo la sua timidezza, cominciando a incidere per sé stesso e a salire sul palco: fulgida testimonianza del Guccini in versione live è il cofanetto “Fra la Via Emilia e il West” del 1984.
Cantore di osterie “di una volta” e di eroi quotidiani d’altri tempi, molto lontani da quelli odierni, di quella Bologna in cui era una regola tirare tardi la notte tra una canzone e un bicchiere di vino di cui era assurto a simbolo, al punto da intitolare uno dei suoi album di successo con l’indirizzo di casa (“Via Paolo Fabbri, 43”), Guccini aveva poi voluto tornare a vivere sull’Appennino che gli aveva dato i natali, nella piccola Pavana che custodiva tra le sue case l’atmosfera e il gusto della vita antica, modesta di origini – ma non di spirito – come gli eroi che cantava nella canzoni (la celeberrima “La locomotiva”). Lì aveva anche ambientato una serie di gialli scritti a quattro mani con Loriano Macchiavelli.
Guccini è stato numerose volte a Mantova nel corso degli ultimi decenni. Al Controfestival del 2004, come autore, quando la sua figura imponente si stagliava ai tavolini di Caravatti mentre leggeva i giornali, o in concerto (2011, Palabam) o ancora a Festivaletteratura, ospite in varie occasioni come nel 2002, nel 2011 e nel 2017, in quest’ultimo caso in videoconferenza proprio con Macchiavelli. Titolo: “vent’anni di libri e chiacchiere insieme”. Come recitava in Farewell, oggi Guccini ci “ha portato via un poco d’estate”, ma il suo ricordo e le sue canzoni non moriranno mai.
















