SUZZARA – La Chiesa dell’Immacolata di Suzzara era gremita, colma di volti, emozioni e gratitudine, per il saluto a don Paolo Gibelli, che lascia l’Unità Pastorale dello Zara per assumere il ruolo di rettore del Santuario delle Grazie a Grazie di Curtatone. Una celebrazione intensa, partecipata, segnata da parole profonde e testimonianze che hanno raccontato nove anni di presenza pastorale autentica.
Sull’altare i sacerdoti dell’Unità Pastorale, i diaconi e i parroci di Gonzaga e Pegognaga. Tra i banchi erano presenti il sindaco di Suzzara Alessandro Guastalli, il vicesindaco di Motteggiana Massimo Paini, l’ex sindaco Stefano Pelliciardi, rappresentanti della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Protezione civile “Città di Suzzara”. Il coro, formato dai cantori delle parrocchie Immacolata e Sacra Famiglia, ha accompagnato la celebrazione con un’intensità che ha reso ancora più forte il momento comunitario.
Durante l’omelia, don Gibelli ha rivolto un saluto che ha toccato tutti: “La vostra numerosa presenza da una parte fa piacere e dall’altra un po’ mi commuove. Abbiamo camminato per nove anni insieme ed è stato bello condividere con voi la fede, momenti di fatica, gioia, dolore. Quali parole il Signore ci affida? Tenere vivo il fuoco per comunicarlo agli altri. Suzzara ha bisogno di questo fuoco. La seconda parola è offrire noi stessi a Dio. La terza è perdere: la vita è un dono e va spesa per gli altri.”
Prima della benedizione finale, il sindaco Alessandro Guastalli ha ricordato il valore del suo ministero: “Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto per la nostra comunità: ascolto, dialogo, confronto.” Molto toccante l’intervento del vicesindaco Massimo Paini, che con voce rotta dalla commozione ha raccontato la vicinanza di don Gibelli alla madre durante il periodo del Covid: “Le ha dato la forza di vivere. Oggi quella signora ha 97 anni ed è mia madre.” Un applauso caloroso ha abbracciato le sue parole. Paini ha aggiunto: “Siamo certi che porterai con te un pezzo della nostra terra.”
Il diacono Alessio Gioia ha sottolineato l’impegno di don Gibelli nel Consiglio Pastorale: “Sei stato un pastore attento e vicino alle persone: giovani, anziani, fragili, emarginati.” A salutarlo anche Giorgio Dall’Amico, figura di riferimento del Centro d’Ascolto Caritas:“Ci sei sempre stato nei momenti più difficili, non solo con la preghiera ma con azioni concrete, anche di sostegno economico.”
Infine, l’amico sacerdote don Giovanni Parise ha offerto un ritratto sincero e affettuoso:“Riassumo il tuo ministero in quattro parole: preghiera, dialogo, sostegno, amicizia. Dall’alto della tua statura sei rimasto umile con tutti: bambini, adulti, anziani.” Durante la cerimonia, l’artista Paolo Papa, insieme a Sandro Ferrari, ha donato a don Gibelli un quadro raffigurante una Madonna con Bambino, con il volto del piccolo rivolto verso chi osserva: un simbolo di accoglienza e cura.
Prima della benedizione, don Gibelli ha condiviso un frammento personale del suo percorso spirituale: “Non conoscevo la mia vera vocazione: sentivo anche quella di monaco. Avevo chiesto al vescovo un’esperienza più raccolta. Si è ricordato della mia richiesta, e così sono maturati i tempi del Santuario delle Grazie. Spero mi veniate a trovare.” La celebrazione si è conclusa nel cortile dell’oratorio, dove è stato offerto un ricco buffet e, come sorpresa finale, una torta dedicata al sacerdote.


















