MANTOVA – Opere in viaggio. Reimpieghi, collezionismo e nuove committenze a Mantova tra XVIII e XIX secolo” è il titolo dell’ultimo numero della rivista semestrale “Civiltà Mantovana”. Si tratta di una raccolta degli studi di diversi esperti sulla storia della produzione artistica d’epoca gonzaghesca nel Settecento e nell’Ottocento, due secoli di storia della città di Mantova che hanno segnato la fine del Ducato dei Gonzaga (1708) e il passaggio di Mantova al governo asburgico.
Il numero straordinario è stato presentato questa mattina nella sede della Camera di Commercio di via Calvi. All’appuntamento sono intervenuti il presidente della Camera di commercio di Cremona-Mantova-Pavia Gian Domenico Auricchio, il sindaco Andrea Murari, l’ex sindaco e consigliere del Comune di Mantova Mattia Palazzi, il direttore di Civiltà Mantovana Giancarlo Malacarne, l’ex soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle province di Cremona, Mantova e Lodi Gabriele Barucca, e il funzionario della Soprintendenza Simone Sestito.
Il nuovo quaderno ha pubblicato gli atti del convegno che si è tenuto in città il 18 e 19 maggio 2022 nella ex chiesa di Santa Paola organizzato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi, curato dall’allora soprintendente Barucca, in collaborazione con Gigliola Gorio e Debora Trevisan.
Dopo i Gonzaga cambia il collezionismo e nascono nuove figure sociali
“Sono stati numerosi e qualificati gli studiosi intervenuti nel corso delle due giornate di convegno – ha osservato Auricchio -. Gli esperti hanno presentato ricerche inedite riguardanti il collezionismo di opere d’arte, il riuso di oggetti di gusto antiquario e il finanziamento di nuove committenze a Mantova e nel Mantovano tra Settecento e Ottocento. In questo lungo periodo, a seguito della fine del ducato dei Gonzaga e dell’avvento della dominazione austriaca, emersero nella compagine cittadina nuove figure sociali”.
Sessant’anni di “Civiltà Mantovana” e oltre 1.300 contributi pubblicati
Dopo Malacarne, che ha ricordato i 60 anni di “Civiltà Mantovana”, una rivista longeva che ha ospitato fino ad ora 1.300 contributi di studiosi su tanti temi multidisciplinari, ha parlato Palazzi: “Sono molte le opere che gli artisti hanno lasciato alla nostra comunità – ha commentato -. Oggi possiamo analizzare questo grande patrimonio prezioso con la nostra ottica di contemporanei. Nei secoli presi in considerazione è nato un nuovo collezionismo che ha interessato anche le istituzioni pubbliche con l’obiettivo di conservare e rendere fruibili le opere”. Da qui il collegamento anche con l’attualità e l’esempio dell’apertura del museo Sonnabend a Palazzo della Ragione”.
Sull’importanza del patrimonio culturale della città ha insistito anche Murari che ha evidenziato come “oggi, con questa pubblicazione, abbiamo la conferma che non è difficile trovare gli spunti per approfondire le singole tematiche”.
Opere mantovane oggi conservate in musei, chiese e collezioni lontane
Parlando del commercio di opere d’arte a Mantova nel XVIII e XIX secolo, Barucca ha spiegato che al più tradizionale commercio di oggetti di interesse archeologico e storico artistico si affiancò una diffusa attenzione per nuove tipologie di “cose”, che fossero capaci di riflettere la complessità socioculturale del contesto coevo.
“Un notevole impulso allo sviluppo di questo nuovo gusto fu dato dalla diffusione di discipline innovative e dall’avanzamento delle conoscenze scientifiche, nei confronti delle quali l’approccio fu di rinnovata fiducia – ha aggiunto -. Questi cambiamenti ebbero un effetto nella cultura materiale, oltre che nel gusto, e portarono all’ingresso e alla fortuna di oggetti ‘nuovi’ nelle collezioni, riflesso del dinamico contesto in cui si muovevano i collezionisti fra XVIII e XIX secolo. Questi oggetti, che nonostante la comune origine mantovana hanno avuto vicende conservative diverse, sono oggi custoditi in luoghi della cultura, chiese, collezioni e musei lontani dal luogo originario”.
Fiorenzo Cariola


















