Donne Democratiche di Mantova contro Tajani: “le sue parole un ritorno al Medioevo”

MANTOVA – La Conferenza provinciale delle Donne Democratiche di Mantova interviene nel dibattito seguito alle dichiarazioni del Vicepresidente del Consiglio dei ministri Antonio Tajani sul ruolo e sull’immagine delle donne. In una nota diffusa il 20 settembre, che segue un flash mob organizzato ieri sera, si parla di un «ritorno al Medioevo» e vengono criticati in particolare i riferimenti all’abbigliamento, all’aspetto e alla vita privata delle donne come criteri per giudicarne il valore.

«Aprendo giornali, social e televisioni – si legge nella nota – abbiamo avuto per un attimo la sensazione di esserci svegliate dentro al film Non ci resta che piangere». Secondo le Donne Democratiche, la lunghezza della gonna, l’ampiezza della scollatura, il trucco o il modo di apparire non dovrebbero diventare elementi attraverso i quali stabilire la serietà, l’affidabilità o il valore di una donna come persona, moglie o madre.

Nel documento viene richiamato anche il dibattito seguito alle dichiarazioni di Tajani e agli interventi di Roberto Vannacci, con riferimento ai personaggi di Ulisse ed Enea e, in particolare, alla figura di Penelope. Un modello che, secondo le Donne Democratiche mantovane, rischierebbe di riproporre un’immagine femminile legata alla casa, alla fedeltà e alla paziente attesa dell’uomo impegnato fuori dalle mura domestiche.

Da qui la critica più ampia rivolta alla rappresentazione della donna da parte degli esponenti della destra. «Le donne vengono viste o al fianco di un uomo o con tutto il carico familiare della cura – casa, anziani e bambini – sulle loro spalle», sostengono le promotrici della nota. Per la Conferenza provinciale, il tema non può essere affrontato limitandosi all’indignazione. Le conquiste ottenute attraverso le battaglie per l’emancipazione femminile, si sottolinea, richiedono di essere difese anche pensando alle nuove generazioni.

«La donna non deve essere valutata per la gonna che indossa, per quanto sia appariscente o per quante relazioni abbia avuto», affermano le Donne Democratiche. «Deve poter essere valutata per ciò che è, per ciò che sa fare, per le sue competenze e per le sue scelte». Un principio che, secondo l’organizzazione, dovrebbe valere nella vita privata come nelle relazioni, nello studio, nel lavoro e nelle istituzioni.

Nel comunicato viene inoltre criticato il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispetto alle parole pronunciate da un esponente del Governo. Secondo la Conferenza provinciale, il mancato intervento riporterebbe il confronto pubblico su questioni che sembravano appartenere a una fase ormai superata. La nota si chiude con un appello alla mobilitazione. Le Donne Democratiche mantovane sostengono la necessità di continuare a organizzarsi e a difendere la parità di ruolo nella famiglia, nel lavoro e nella società. Nel mirino finiscono anche le politiche di welfare del Governo e le scelte riguardanti la presenza femminile nei ruoli apicali, con un riferimento alla riforma della legge elettorale attualmente all’esame del Parlamento.

«Noi donne, e spero insieme a noi tanti uomini, dobbiamo pertanto, in ogni momento della giornata, combattere la politica portata avanti da questo governo», conclude la Conferenza provinciale, contestando quelle che definisce «non scelte» sul welfare e scelte che, a suo giudizio, rischierebbero di confinare nuovamente le donne a «tessere la tela».