Quasi una sede scolastica su tre, in provincia di Mantova, supera il 30% di alunni con cittadinanza non italiana. È quanto emerge dall’elaborazione di Uil Scuola Lombardia sugli open data del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024/25. Nel Mantovano la quota raggiunge infatti il 30,9%, il valore più alto tra le province lombarde indicate nell’analisi. Seguono Lodi con il 24,8%, Cremona con il 24,1%, Pavia con il 23,3% e Milano con il 22,3%.Un dato che fotografa la composizione delle scuole del territorio, ma che non coincide automaticamente con i criteri previsti dal nuovo Decreto Scuola, legati anche alla conoscenza dell’italiano e al percorso scolastico svolto dagli studenti in Italia.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del nuovo Decreto Scuola. Le disposizioni illustrate dal Governo prevedono l’introduzione del limite del 30% nelle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027/28, con ulteriori criteri legati al percorso scolastico svolto dagli studenti in Italia.I dati elaborati da Uil Scuola non coincidono automaticamente con i criteri previsti dal decreto, ma fotografano comunque una presenza molto elevata di studenti con cittadinanza non italiana in diverse aree della Lombardia.
Mantova sopra la media regionale
A livello regionale sono 1.327 le sedi scolastiche lombarde su 7.729 nelle quali gli alunni con cittadinanza non italiana rappresentano più del 30% del totale: il 17,2%, quasi una scuola su sei. A livello nazionale la quota si ferma invece all’8,9%. La Lombardia concentra così una parte rilevante delle sedi italiane che superano questa percentuale. Ma il dato mantovano è ancora più significativo: con il 30,9% delle sedi oltre soglia, la provincia presenta una concentrazione nettamente superiore alla media regionale. È proprio questa distribuzione territoriale a sollevare le principali perplessità del sindacato.
«Prima di stabilire sulla carta come distribuire gli studenti bisogna conoscere la geografia reale delle nostre scuole – ha osservato Francesco Guadagno, segretario regionale Uil Scuola Lombardia –. In alcune aree non è una singola scuola ad avere una forte presenza di alunni di origine straniera: è un intero territorio». Da qui la domanda posta da Guadagno: «Dove dovremmo spostare gli studenti se anche le scuole vicine vivono la stessa situazione?».
Uil: «Non basta spostare gli studenti»
Secondo Uil Scuola Lombardia, il rischio è che l’applicazione del limite si traduca semplicemente in uno spostamento degli studenti da un istituto all’altro, senza intervenire sulle difficoltà strutturali. «Non possiamo limitarci a spostare il problema da una scuola all’altra – ha sottolineato Guadagno –. Dobbiamo mettere le scuole nelle condizioni di affrontarlo».
Un nodo riguarda anche le famiglie. Nei territori dove molte scuole presentano già percentuali elevate, la redistribuzione potrebbe comportare assegnazioni più lontane rispetto alla scuola di prossimità, con maggiori tempi di percorrenza e costi di trasporto.La questione potrebbe diventare particolarmente complessa per i nuclei con più figli iscritti in scuole o ordini diversi. «L’integrazione non può trasformarsi in una penalizzazione economica e organizzativa per le famiglie», ha evidenziato Guadagno.
Meno docenti specializzati per l’italiano
Per il sindacato, una delle priorità dovrebbe essere il rafforzamento dei docenti della classe di concorso A-23, specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua.Su questo fronte, però, i posti autorizzati a livello nazionale sono diminuiti: dai 937 del 2025/26 ai 762 previsti per il 2026/27, quindi 175 in meno. In Lombardia si passa da 182 a 154 posti, con una riduzione di 28 unità. Il dato nazionale dei 762 posti per il 2026/27 è confermato anche dalla documentazione Uil sugli organici.«Se consideriamo la conoscenza dell’italiano decisiva per l’integrazione – ha osservato Guadagno – dobbiamo investire proprio sugli insegnanti preparati per questo compito».La posizione è in linea con quella espressa dal segretario generale Uil Scuola Giuseppe D’Aprile, che dopo l’approvazione del decreto ha chiesto un potenziamento dei docenti A-23, oltre a mediatori linguistici, organici più stabili e classi meno numerose.


















