MANTOVA – La chiesa di San Francesco gremita di fedeli ha accolto ieri pomeriggio la messa presieduta dal vescovo Marco Busca, alla presenza delle autorità cittadine, nell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi.
Nell’omelia, il vescovo ha ripercorso il cammino di Francesco verso la morte, accostando due prospettive offerte dalle testimonianze sulla sua vita. Da una parte, i ricordi dei frati restituiscono l’immagine più intima e quotidiana di un cristiano morente, che esprime desideri semplici, come poter gustare dei dolcetti, o chiede ai confratelli di cantare. Dall’altra, le fonti biografiche più autorevoli mettono in luce la profondità spirituale del santo. Due sguardi che permettono di cogliere, insieme, l’umanità di Francesco e lo spessore della sua esperienza di fede.
Durante la celebrazione si è rinnovata l’offerta del cero da parte del Comune di Mantova, un gesto che lega da secoli la città alla comunità francescana.
Ad accenderlo è stato il sindaco Andrea Murari, dopo aver pronunciato la formula: «Offro questo cero a San Francesco per la protezione della città e della popolazione che la abita».
La tradizione affonda le proprie radici nell’epoca dei Gonzaga, che scelsero San Francesco come protettore della città e la chiesa a lui dedicata come mausoleo della famiglia, dal Trecento fino alla fine del Quattrocento. Il dono del Comune ha così rinnovato una consuetudine secolare che, nell’anno dell’ottavo centenario, ha unito la memoria storica di Mantova al messaggio di pace e fraternità di Francesco.
Nella cappella dedicata al santo, un saio adagiato a terra ha richiamato la sua scelta di spogliarsi di ogni bene materiale. Un simbolo dell’ultimo atto di povertà radicale che Francesco volle compiere al termine della propria vita, quando chiese ai frati di togliergli il saio di lana grezza e di deporlo direttamente sulla terra, a testimonianza della volontà di non possedere più nulla, nemmeno l’abito che indossava.
Ad accompagnare la liturgia sono state le corali G. Pagliari di Rivalta sul Mincio e SS. Pietro e Paolo di Mozzecane, insieme all’Orchestra dei Colli Morenici di Rivalta sul Mincio, sotto la direzione di Nicola Ferraresi. Al termine della messa, i musicisti e i coristi sono stati protagonisti anche di un breve concerto.Prima della conclusione, il guardiano del convento, fra Fabio Piasentin, ha ringraziato il vescovo, i sacerdoti concelebranti e tutti coloro che hanno animato musicalmente la liturgia. Rivolgendosi alla numerosa comunità presente, ha poi fatto il punto sui lavori che stanno interessando la chiesa: alcuni interventi di manutenzione dell’edificio e il completamento dei restauri della Cappella Gonzaga, avviati da diversi anni. Fra Fabio ha auspicato un sostegno che permetta di portare a termine gli interventi, affinché questo luogo possa tornare presto pienamente fruibile e aperto a tutti.


















