MANTOVA – Poco meno di 4.500 euro in tutta la provincia, arrivati soltanto a Mantova e Gonzaga. È quanto hanno incassato i Comuni mantovani dalla collaborazione con il fisco contro l’evasione dei tributi statali, secondo l’indagine dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Un risultato modesto, che si inserisce in un quadro nazionale nel quale questo strumento continua a produrre entrate limitate, nonostante la possibilità per le amministrazioni locali di trattenere una parte delle somme recuperate.
L’elaborazione, condotta sui dati del ministero dell’Interno, riguarda i contributi erogati nel 2025 per l’attività di accertamento riferita al 2024. Al Comune di Mantova sono andati 4.039,76 euro, che valgono il 77esimo posto nella graduatoria nazionale; a Gonzaga 438,82 euro, con il 189esimo posto. Il totale provinciale si ferma così a 4.478,58 euro. Nessun altro Comune mantovano compare nell’elenco dei beneficiari.
Per capire il significato di queste cifre occorre guardare al meccanismo che le ha generate. Le amministrazioni comunali possono trasmettere all’Agenzia delle Entrate le cosiddette “segnalazioni qualificate”: informazioni circostanziate su possibili irregolarità fiscali individuate attraverso la conoscenza del territorio e l’attività dei propri uffici. Per il periodo considerato, ai Comuni veniva riconosciuto il 50% delle somme recuperate. Si tratta di tributi statali, come Irpef, Ires e Iva: il conteggio non comprende dunque quanto recuperato direttamente dagli enti locali sul fronte dell’Imu, della Tari e delle altre imposte comunali.
È entro questo ambito che va letto il dato mantovano, senza estenderlo all’intera attività di contrasto all’evasione svolta nella provincia. Le segnalazioni possono riguardare, per esempio, attività d’impresa esercitate senza partita Iva, affitti non dichiarati, residenze fittizie all’estero o elementi di capacità economica incompatibili con i redditi dichiarati. Informazioni che, se adeguatamente documentate, possono consentire al fisco di avviare gli accertamenti.
Allargando lo sguardo alla Lombardia, la partecipazione appare più consistente. Sommando le voci della graduatoria pubblicata dalla Cgia, i Comuni lombardi beneficiari sono 97, per contributi complessivi di poco superiori a un milione di euro: circa il 40,3% del totale nazionale. La regione raccoglie quindi una parte rilevante delle risorse distribuite attraverso questo canale, pur con forti differenze tra le singole amministrazioni.
Milano è seconda in Italia con 376.489,78 euro, alle spalle di Genova. Brescia occupa il sesto posto con 62.011,21 euro e Bergamo il settimo con 55.093,70. Nelle prime dieci posizioni entrano anche due Comuni non capoluogo: Cernusco sul Naviglio, con 40.543,36 euro, e Trezzo sull’Adda, con 39.539,02. Più vicina al Mantovano, Cremona si colloca al 26esimo posto con 20.724,76 euro.
Il peso della Lombardia emerge anche nelle stime sull’evasione tributaria e contributiva richiamate nello studio, riferite però al 2023. In valore assoluto la regione presenta l’importo più elevato: 17 miliardi e 682 milioni di euro. Il rapporto con il gettito incassato è invece tra i più bassi del Paese: 8,7 euro evasi ogni 100 riscossi, contro una media italiana di 12,1. Nello stesso anno, secondo i dati Istat riportati dalla Cgia, gli occupati non regolari in Lombardia erano 402.500, pari all’8% del totale regionale, a fronte del 10% nazionale.
Su scala italiana, il divario tra le dimensioni dell’evasione e i risultati di questa collaborazione è netto. I Comuni che hanno ottenuto un contributo sono 304, appena il 3,8% dei quasi 7.900 presenti nel Paese. Complessivamente hanno incassato circa 2,5 milioni di euro, corrispondenti a poco più di cinque milioni recuperati attraverso il meccanismo delle segnalazioni. Una cifra contenuta rispetto ai 107 miliardi di imposte e contributi che, secondo la stima della Cgia riferita al 2023, vengono sottratti alle casse pubbliche.
Genova guida la graduatoria dei contributi con 406.838,26 euro, seguita da Milano, Prato e Torino. Nel Mezzogiorno i Comuni beneficiari sono soltanto 46: alle loro casse sono tornati complessivamente circa 89.500 euro, il 3,6% del totale nazionale. Una partecipazione particolarmente ridotta proprio nelle aree dove lo studio rileva un’incidenza più alta dell’evasione e del lavoro irregolare.
Perché uno strumento che può portare risorse ai bilanci comunali viene utilizzato così poco? La stessa Cgia riconosce un ostacolo concreto nella carenza di personale e di competenze. Una segnalazione qualificata richiede elementi precisi, dati identificativi e un’istruttoria solida: il semplice sospetto non basta. Servono dipendenti preparati e formazione continuativa, condizioni difficili da garantire negli uffici con organici ridotti.
Quando queste professionalità sono disponibili, inoltre, vengono spesso impiegate nel recupero dei tributi locali, che rappresenta una priorità diretta per le amministrazioni. L’associazione avanza anche una critica politica, chiamando in causa il timore di perdere consenso intervenendo contro evasori e abusivi. Il nodo indicato dall’indagine resta quello di trasformare la conoscenza quotidiana del territorio in accertamenti efficaci e maggiori risorse per i servizi. Nel Mantovano, per il periodo esaminato, il ritorno economico di questa collaborazione si è fermato a due Comuni e a meno di 4.500 euro.


















