Traffico di reperti archeologici tra Mantovano e Polesine: otto indagati nell’operazione “Eridanos”

MANTOVA – Scavi clandestini condotti di notte con metal detector, reperti di valore storico estratti dai campi arati e un canale di vendita ben strutturato che transitava anche per il mercato numismatico locale e piattaforme e-commerce. È l’inquietante spaccato emerso dall’operazione “Eridanos”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) e coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona.

L’indagine si è conclusa con l’esecuzione di otto decreti di perquisizione a carico di altrettanti soggetti, contestando i reati di furto, ricettazione di beni culturali e ricerche archeologiche non autorizzate. Le attività investigative hanno interessato un’ampia area compresa tra le province di Mantova, Verona e Rovigo, toccando in particolare l’asta del Canal Bianco.

Dagli annunci sul web alla rete dei ricettatori

L’inchiesta è partita nel marzo 2026 dal costante monitoraggio dei canali di vendita online, dove gli investigatori del Tpc hanno individuato un profilo sospetto intento a commercializzare monete antiche appena estratte dal terreno. I venditori mascheravano le transazioni con annunci generici, spedendo poi i reperti ad acquirenti sia italiani che stranieri.

La vera svolta nelle indagini è giunta il 15 giugno scorso con una prima perquisizione che ha consentito di sequestrare attrezzi da scavo e materiale archeologico. Da lì è stato possibile ricostruire la mappa dell’organizzazione: un gruppo strutturato con ruoli ben definiti tra esecutori materiali degli scavi, intermediari e ricettatori.

I “tombaroli” agivano prevalentemente nelle ore notturne, avvalendosi di mappe storiche, coordinate GPS e segnalazioni di collaboratori locali che indicavano i terreni appena arati e meno presidiati dai controlli. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto anche da un esercizio commerciale del Mantovano, che si occupava della stima, del deposito e della vendita finale dei pezzi recuperati.

Un ingente patrimonio sottratto alla collettività

Nel corso dell’operazione i militari hanno recuperato un vero e proprio tesoro archeologico: 311 monete antiche; 400 tessere musive di epoca romana; una scultura in bronzo raffigurante la divinità Giove; 489 reperti metallici e fittili, tra cui fibule, anelli e frammenti ceramici; oltre 30 selci lavorate.

Oltre al materiale storico, sono stati posti sotto sequestro cinque metal detector, tre pin pointer e diversa attrezzatura da scavo. Un’operazione fondamentale per fermare il depredamento del patrimonio pubblico e la distruzione del contesto stratigrafico dei siti archeologici del territorio.