Mantova sulle orme di Francesco, otto secoli di storia e un messaggio ancora attuale

MANTOVA – Una sala gremita e un racconto capace di attraversare i secoli, dalle origini della presenza francescana a Mantova all’attualità di un messaggio che continua a interrogare il presente. L’incontro “Sulle orme di Francesco: Mantova e il Santo di Assisi”, ospitato nei giorni scorsi dall’Università della Terza Età, ha richiamato un pubblico numerosoissimo che ha seguito con attenzione il dialogo tra fra Fabio Piasentin, Guardiano del convento di San Francesco di Mantova, e Monica Bottura, giornalista e direttrice di Mantovauno.
Introdotto dal presidente dell’Università della Terza Età Antonio Badolato, l’appuntamento ha intrecciato la storia della città con il cammino dei francescani, per poi soffermarsi sulla figura del Santo di Assisi e sulle diverse interpretazioni della sua esperienza umana e spirituale.

I francescani a Mantova, una storia lunga otto secoli

La prima parte ha accompagnato i presenti alle radici di una presenza che, secondo la tradizione, risalirebbe alla vita stessa di Francesco. Nel 1220, al ritorno dall’Oriente, dove si era recato come messaggero di pace durante una crociata, il Santo sarebbe passato anche da Mantova, affidando a frate Benvenuto il compito di costituire una prima comunità. «Sembra che i primi frati siano arrivati da Brescia insieme alle clarisse», ha spiegato Piasentin, ripercorrendo le vicende dei francescani in città a partire dal 1232, anno cui risalgono i primi documenti che ne attestano la presenza, fino ai giorni nostri.
A dare forza al racconto sono state anche le immagini della chiesa di via Scarsellini: fotografie e testimonianze che hanno restituito le trasformazioni di un luogo profondamente legato alla storia mantovana. Dalla sconsacrazione decisa dagli austriaci nel XVIII secolo e dal successivo utilizzo come arsenale militare, fino alle devastazioni del bombardamento del 1944, che distrusse quasi interamente l’edificio, il percorso illustrato da fra Fabio ha mostrato ferite, sopravvivenze e rinascite.
Tra le testimonianze più preziose rimaste, la Cappella Gonzaga e i suoi affreschi trecenteschi, scampati alla distruzione. Durante l’incontro è stato ricordato il primo importante restauro negli anni Novanta e il successivo intervento di recupero, tutt’ora in corso, avviato ormai da diversi anni.
La ricostruzione della chiesa dopo il bombardamento, sostenuta anche dal contributo di tanti mantovani, ha offerto lo spunto per ricordare la profondità del legame tra San Francesco e la comunità cittadina. Un rapporto che attraversa i secoli e affonda le proprie radici ai tempi dei Gonzaga che scelsero anche di fare della chiesa il loro primo mausoleo.

Francesco, la forza del Vangelo

Dalla storia del convento e della chiesa, il dialogo si è quindi spostato sulla figura di Francesco. Bottura ha osservato come, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte, siano state pubblicate diverse biografie che restituiscono ritratti anche molto distanti tra loro. «Alcune ci restituiscono un Francesco anche inquieto, severo, segnato da contrasti e incomprensioni», ha sottolineato, aprendo una riflessione sulla complessità di una personalità spesso conosciuta attraverso immagini più rassicuranti.
Piasentin ha richiamato la vastità degli studi e delle narrazioni dedicate al Santo, indicandolo come il personaggio più raccontato nel corso del Novecento. Letture differenti, ciascuna concentrata su aspetti della sua vita e del suo pensiero, che per il Guardiano del convento mantovano devono però misurarsi con un elemento essenziale: la centralità della fede nell’esperienza di Francesco.
«Comunque lo si voglia raccontare, Francesco va visto all’interno dell’esperienza di fede, nel suo incontro con Gesù attraverso il Vangelo. Francesco accoglie il Vangelo in maniera totale, come una via da percorrere con umiltà, senza compromessi», ha spiegato.
Numerosi gli applausi che hanno accompagnato le parole di fra Fabio, attorniato al termine dell’incontro da tante persone che hanno voluto esprimergli apprezzamento e proseguire il dialogo.
Un incontro tra storia, fede e cultura, che ha rappresentato dunque un importante momento di confronto su una delle figure più affascinanti e complesse della spiritualità cristiana, capace ancora oggi di suscitare domande e parlare alla coscienza del mondo contemporaneo.