SERMIDE E FELONICA – Cinquantasei telecamere installate sul territorio comunale, ma una parte consistente, secondo l’opposizione, sarebbe ancora fuori servizio. E c’è anche il caso della frazione di Moglia, dove non sarebbe stato posizionato neppure un dispositivo di videosorveglianza. A sollevare la questione sono i consiglieri comunali di minoranza Emanuele Vertuani, Emanuele Zerbini e Claudia Boselli, del gruppo Noi per Sermide Felonica, che chiedono all’amministrazione guidata dal sindaco Maestri risposte precise sui tempi di attivazione degli impianti, sulla loro effettiva funzione e sulla distribuzione dei sistemi di sicurezza nel territorio.
«C’era una volta la promessa sulla sicurezza, la tutela del territorio e il contrasto al degrado – esordiscono polemicamente i tre consiglieri –. Poi finalmente sono arrivate le telecamere: 56 occhi elettronici posizionati nei punti chiave del Comune. Peccato però che, a distanza di tempo, una parte consistente di queste telecamere, per non dire quasi tutte, sia ancora desolatamente spenta. Un effetto vetrina che non basta più a rassicurare nessuno e che sta trasformando la pazienza dei cittadini in aperta esasperazione».
Il primo interrogativo riguarda dunque i tempi necessari per rendere pienamente operativo il sistema. «La domanda che i cittadini rivolgono direttamente alla Giunta e al sindaco è una sola: quanto ancora bisognerà attendere prima che queste telecamere siano davvero in funzione? Vedere un’installazione sul palo della luce non equivale a sentirsi protetti. I residenti lo sanno bene e ormai si sentono disillusi rispetto alle tante promesse non mantenute. Una rete di videosorveglianza non funzionante non è solo un’opportunità sprecata: è un deterrente fasullo che non spaventa i malintenzionati e lascia vie e piazze scoperte di fronte a furti e atti vandalici. I cittadini pagano le tasse e hanno il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici. Se le risorse sono state investite per acquistare e montare 56 apparecchiature, com’è possibile che la macchina amministrativa si sia incagliata prima di premere l’interruttore?».
L’opposizione chiede di conoscere nel dettaglio le modalità di gestione della videosorveglianza, a partire dalla destinazione delle apparecchiature. «Delle 56 telecamere previste, quante sono effettivamente dedicate al controllo della sicurezza urbana e alla prevenzione dei reati e quante, invece, sono destinate a scopi sanzionatori? E ancora, qual è l’effettivo funzionamento della sala di controllo? Si tratta di un monitoraggio continuo, 24 ore su 24, oppure la sorveglianza è limitata ai soli orari d’ufficio?».
Interrogativi che coinvolgono anche l’organizzazione del personale e i costi di gestione. «Chi presidia e controlla direttamente i monitor? Il servizio è affidato esclusivamente agli agenti della Polizia locale oppure ad altre figure qualificate? Quali risorse sono destinate a questa attività e come vengono strutturati i turni di copertura? Sono tutte domande alle quali riteniamo doveroso dare risposte trasparenti e dettagliate».
Particolarmente dura è la posizione della minoranza sulla situazione di Moglia, frazione che, secondo quanto denunciano i consiglieri, sarebbe rimasta completamente esclusa dalla rete di videosorveglianza. «Perché nella frazione di Moglia non è stata installata nemmeno una telecamera? Non parliamo di una contrada isolata o priva di vita sociale ed economica, ma di una comunità operosa, che ospita luoghi di culto, servizi essenziali e locali frequentati quotidianamente».
Nella frazione ci sono un bar, un pub, un ristorante, una cartoleria-tabaccheria, un caseificio, una pasticceria, oltre alla chiesa, all’ufficio postale, all’edicola e a un’attività di fiorista. «Lasciare scoperta una frazione così viva rappresenta una grave disattenzione gestionale. Moglia è forse considerata un territorio di serie B?».
La questione viene poi allargata alla presenza e alla prospettiva di infrastrutture energetiche e produttive nella zona, in particolare i sistemi di accumulo a batterie di grande scala (BESS), un digestore per biogas o biometano e un campo fotovoltaico.
«Parliamo di un territorio di circa 700 abitanti e di circa 35 chilometri quadrati di superficie, poco più di 20 persone per chilometro quadrato – osservano Vertuani, Zerbini e Boselli –. Impianti di questo tipo richiedono, per loro natura, un’attenzione elevata alla sicurezza: piani di emergenza, controlli costanti, informazione trasparente ai residenti e presidio del territorio. A Moglia, invece, accade l’opposto: si concentrano gli impianti e si negano persino gli strumenti minimi di tutela. Alle infrastrutture sì, alle telecamere no. Ai rendimenti sì, alla sicurezza no».
«Moglia è un territorio da qualificare oppure è diventata uno strumento finanziario su cui far confluire tecnologie che possono rappresentare un rischio per i cittadini e per il territorio? Quando una frazione piccola, con poche centinaia di residenti, diventa il luogo ideale dove collocare impianti che producono ritorni economici per altri, il sospetto che sia trattata come una zona di servizio è legittimo. Chi trae il beneficio? Chi si assume il rischio? E cosa resta, concretamente, a chi a Moglia ci vive?. Moglia non è un’appendice del Comune né un terreno disponibile. È una comunità che paga le tasse come tutte le altre e ha diritto agli stessi servizi e alle stesse garanzie».
Sei le richieste alla Giunta. Anzitutto un cronoprogramma pubblico e vincolante che indichi le date esatte di attivazione delle telecamere. Poi chiarezza sulla ripartizione dei dispositivi tra sicurezza urbana e attività sanzionatoria, sul personale impiegato, sui turni e sull’eventuale operatività continuativa della centrale di monitoraggio. La minoranza domanda inoltre l’inclusione immediata di Moglia nella rete di videosorveglianza, a tutela dei residenti, delle attività commerciali, dei luoghi di culto e dei servizi.
Sul versante degli impianti energetici, Noi per Sermide Felonica sollecita un elenco completo delle infrastrutture BESS, del digestore e del fotovoltaico, con l’indicazione delle potenze, delle capacità e delle autorizzazioni. Chiede inoltre di conoscere i piani di emergenza adottati, le informazioni fornite alla popolazione e le eventuali compensazioni e ricadute economiche ricevute dal Comune e dalla frazione, precisando come siano state impiegate.
«Non bastano più i soliti rimandi ai tempi tecnici, alla burocrazia o ai collaudi infiniti – concludono i tre esponenti dell’opposizione –. Installare i cartelli di zona videosorvegliata non basta. Far funzionare le telecamere, garantire personale adeguato e distribuire la sicurezza in modo equo su tutto il territorio richiede responsabilità e capacità gestionale. È ora che l’amministrazione dia seguito alle promesse e risponda puntualmente alle domande della comunità».

















