Suzzara, uccise il padre in garage: Rosa Capuano condannata a 25 anni

MANTOVA – Rosa Capuano è stata condannata a 25 anni di reclusione per l’omicidio del padre Francesco, il 79enne trovato senza vita il 23 dicembre 2024 all’interno della propria auto, parcheggiata nel garage del condominio di via Biolcheria a Suzzara. La sentenza è arrivata nel pomeriggio davanti alla Corte d’Assise di Mantova, presieduta dal giudice Gilberto Casari, affiancato dalla giudice Giulia Cammareri, al termine di un’udienza segnata dalla clamorosa confessione della 47enne, che questa mattina ha ammesso per la prima volta di essere stata lei a sparare al genitore.

La Corte ha accolto la richiesta formulata dalla pubblico ministero Alessia Silimbani, infliggendo all’imputata 24 anni per l’omicidio, ai quali si aggiunge un ulteriore anno per il reato relativo all’arma. Una condanna che tiene conto del bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, ma che soprattutto conferma uno degli elementi più rilevanti dell’impianto accusatorio: la premeditazione, che i giudici hanno riconosciuto e non escluso, come invece auspicato dalla difesa.

È stata invece esclusa l’aggravante dei futili motivi, alla luce del particolare contesto familiare nel quale era maturato il delitto e della condizione di dipendenza psicologica ed economica che legava la donna al padre. È proprio questa situazione, descritta nel corso del processo, ad aver contribuito al riconoscimento delle attenuanti, considerate equivalenti alle aggravanti rimaste, tra cui la premeditazione e il vincolo di parentela diretta con la vittima.

Le discussioni della difesa e della parte civile sono state relativamente rapide, prima che la Corte si ritirasse per la decisione. La parte civile aveva sollecitato il massimo della pena, mentre la pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 25 anni, poi integralmente accolta.

Disposto anche il pagamento di una provvisionale complessiva di 150mila euro a favore dei tre fratelli dell’imputata, due uomini e una donna, dei quali uno residente a Suzzara e gli altri due in Campania. A ciascuno è stata riconosciuta una somma di 50mila euro.

La sentenza chiude il processo di primo grado in una giornata che aveva già riservato un colpo di scena decisivo. Questa mattina, infatti, Rosa Capuano aveva confessato il delitto davanti ai giudici: «Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l’ho ucciso». Parole con le quali aveva ammesso di aver sparato al padre, ribaltando completamente la versione sostenuta fino a poche settimane prima.

Appena il 9 ottobre, durante il proprio interrogatorio, la donna aveva infatti negato con decisione ogni responsabilità: «Sono innocente, non l’ho ammazzato», aveva dichiarato. E alla domanda su chi potesse aver ucciso Francesco Capuano aveva risposto: «E io che ne so? Forse uno psicopatico».

Già in quell’occasione, tuttavia, la 47enne aveva raccontato ai giudici una vita trascorsa quasi interamente all’ombra del genitore. Dopo essersi occupata per anni della madre, aveva continuato a convivere con il padre, dal quale dipendeva economicamente e al quale, secondo il suo racconto, doveva rendere conto anche delle proprie scelte personali. Senza un lavoro e con poche relazioni sociali, viveva del denaro che Francesco le consegnava mensilmente, in una situazione dalla quale avrebbe voluto affrancarsi senza riuscirci.

Un rapporto familiare complesso, dunque, che è entrato nella valutazione dei giudici senza però cancellare la gravità del delitto né, soprattutto, la premeditazione. A quasi due anni dall’omicidio di via Biolcheria, la Corte d’Assise ha così pronunciato la condanna a 25 anni per Rosa Capuano.