MANTOVA – Se n’è andato a 92 anni Albertino Agostinelli, uno di quei personaggi che a Mantova, e soprattutto nel quartiere di Te Brunetti, conoscevano praticamente tutti. Un uomo dalla vita lunga e ricca di esperienze, dagli inconfondibili occhi azzurri, che aveva fatto del nuoto alla piscina Dugoni e della passione per il Mantova Calcio due punti fermi della propria quotidianità. Ma anche un uomo generoso e coraggioso, protagonista di due gesti eroici con i quali aveva salvato altrettante persone, uno dei quali gli era valso una benemerenza del Ministero dell’Interno.
Agostinelli si è spento sabato scorso, lasciando un grande vuoto nella sua famiglia e tra le tante persone che, nel corso degli anni, avevano imparato a conoscerlo e a volergli bene. I funerali saranno celebrati domani, martedì 3 novembre, alle 10.30, nella chiesa di San Luigi Gonzaga, nel quartiere di Te Brunetti. La camera ardente è allestita presso la Casa funeraria Maffioli di Levata.
Una vita tra lavoro, famiglia, piscina Dugoni e lo stadio Martelli
Classe 1934, Albertino era una presenza familiare alla piscina Dugoni, che aveva iniziato a frequentare nel lontano 1967. Per quasi sessant’anni, estate dopo estate, era rimasto fedele alle sue nuotate mattutine, tanto da diventare uno dei frequentatori più conosciuti e affezionati dell’impianto. Raggiungeva la piscina in bicicletta e non mancava praticamente mai un appuntamento, dall’apertura delle vasche esterne fino alla conclusione della stagione. Sei vasche olimpioniche a rana, trecento metri complessivi, erano diventate il suo allenamento quotidiano, anche se fino a pochi anni fa riusciva a percorrerne addirittura venti. Una costanza che gli aveva fatto guadagnare un riconoscimento particolare: l’ingresso gratuito alla Dugoni, riservatogli proprio per la sua straordinaria fedeltà.
Altrettanto grande era il suo amore per il Mantova Calcio. Albertino seguiva i biancorossi allo stadio Martelli da quando aveva appena dieci anni. Una passione attraversata da generazioni di giocatori, promozioni, delusioni e momenti indimenticabili, senza mai perdere l’entusiasmo del tifoso autentico. Tra i ricordi che custodiva con maggiore affetto c’erano quelli legati al cugino Giorgio Agostinelli, detto Giorgino, calciatore del Mantova di un tempo, del quale raccontava volentieri episodi e aneddoti.
Due vite salvate e una benemerenza al valor civile
Ma nella lunga storia di Albertino c’erano anche due episodi che raccontavano il suo coraggio e la sua generosità. Il primo risaliva alla fine degli anni Cinquanta. All’epoca lavorava come muratore e pontista e una mattina di ottobre, mentre attendeva con un collega di iniziare il lavoro sul lungolago Gonzaga, sentì delle grida provenire dall’acqua.
Una donna stava annegando. Albertino si tuffò nel lago, nonostante il freddo e le difficili condizioni, riuscendo a raggiungerla e a riportarla in salvo. Per quel gesto ricevette una benemerenza del Ministero dell’Interno, firmata nel 1959 dall’allora ministro Antonio Segni e consegnatagli dal sindaco Eugenio Dugoni.
Nel documento veniva ricordato il suo intervento: «Con generoso slancio si tuffava nelle melmose acque di un lago, riuscendo a trarre in salvo una donna in procinto di annegare».
Il secondo salvataggio avvenne anni dopo, proprio alla piscina Dugoni. Albertino si accorse che un bambino di otto anni, finito in acqua senza saper nuotare, non riusciva più a riemergere. Si gettò nella vasca e riuscì a portarlo in salvo.
Anche lui, peraltro, aveva conosciuto da vicino il pericolo di annegare. Un anno dopo il salvataggio nel lago, rimase coinvolto in un grave incidente stradale mentre viaggiava in moto con un amico. Sbalzato nel canale Agnella, venne recuperato privo di sensi prima che la corrente potesse trascinarlo via. L’amico, purtroppo, perse la vita. Un episodio drammatico che Albertino non aveva mai dimenticato.
L’ultimo saluto nel suo quartiere
Una vita intensa, dunque, quella di Albertino Agostinelli, segnata anche da momenti difficili, affrontati con quella tenacia che gli aveva permesso di continuare a coltivare le sue passioni fino a tarda età. A Te Brunetti, dove era profondamente legato alla vita del quartiere, resterà il ricordo di una figura familiare, di un uomo che aveva attraversato quasi un secolo di storia mantovana conservando il piacere delle piccole abitudini quotidiane, delle chiacchiere, dello sport e degli incontri.
Lascia i figli Cristina con Gianni, Davide con Monica e Simone, gli adorati nipoti Mattia, Vanessa e Luca, insieme alle tante persone che lo stimavano e gli volevano bene.
Domani, nella chiesa di San Luigi Gonzaga, il quartiere e la città potranno rivolgergli l’ultimo saluto.














