Farmaci letali a malati Covid, assolto il primario Carlo Mosca

trasmissione degli atti in procura per calunnia nei confronti dei due infermieri che avevano accusato il medico.

BRESCIA – La corte d’assise di Brescia ha assolto dall’accusa di omicidio volontario il primario Carlo Mosca. Il medico, sospeso del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, era a processo per la morte di due pazienti Covid deceduti a marzo 2020 nella prima ondata: Natale Bassi, 61enne di Ghedi, e Angelo Paletti, 79enne di Calvisano,
La sentenza è arrivata dopo due ore di camera di consiglio. Il pm Federica Ceschi aveva chiesto la condanna a 24 anni di carcere, mentre la difesa, con gli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che “dietro questa vicenda ci sia tutta una macchinazione”.
Disposta l’immediata cessazione della misura degli arresti domiciliari e la trasmissione degli atti in procura per calunnia nei confronti dei due infermieri che avevano accusato il medico. L’accusa sosteneva che il primario, il quale per tre anni aveva esercitato anche all’ospedale Carlo Poma di Mantova, avrebbe somministrato Propofol e Succinilcolina, “farmaci incompatibili con la vita” e che andrebbero utilizzati prima dell’intubazione di un paziente” che invece non è avvenuta. L’obiettivo sarebbe stato, sempre secondo il pm, liberare posti letto nel nosocomio bresciano, oberato dai ricoveri.
È vero che nessuno ha visto Mosca somministrare i farmaci ma l’intercettazione ambientale del 2 luglio 2020 quando a chi gli chiede “ma hai usato quei farmaci?” il medico risponde: “Eh sì era stata ritenuta un’ammissione. Ed era alla base, insieme alla presenza del Propofol nel corpo di uno dei cadaveri riesumati, della richiesta d’arresto” aveva detto in aula il pm.
A denunciare il caso era stato un infermiere a cui se e era associato un secondo.
Per l’avvocato Michele Bontempi, del collegio difensivo, “quelle dei due pazienti sono state morti naturali. Avevano plurime patologie ed è esclusa la morte per causa tossica. In un paziente non sono nemmeno state trovate tracce di farmaco, nell’altro ci sono tracce di Propofol anche se non ci sono prove che sia stato l’imputato a somministrarlo”.
Per la corte “il fatto non sussiste” e ha dato quindi ragione ai legali di Mosca.