GONZAGA – Il Consiglio comunale di Gonzaga ha approvato a maggioranza la nuova versione del “Regolamento per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile del paesaggio rurale”, ma il voto è arrivato al termine di una seduta ad alta tensione, segnata dall’uscita dall’aula dei consiglieri del gruppo di minoranza Gonzaga in Testa.
Il provvedimento disciplina l’inserimento degli allevamenti nel territorio comunale e modifica profondamente il testo adottato nel novembre scorso, contro il quale si erano schierate Regione Lombardia e le principali organizzazioni agricole. Il regolamento originario impediva l’insediamento di nuovi allevamenti intensivi e poneva limiti agli ampliamenti sulla base di indicatori riferiti al peso vivo allevato.
La nuova impostazione abbandona invece limiti e divieti numerici, sostituendoli con percorsi autorizzativi differenziati in base alle dimensioni e all’impatto degli insediamenti. Restano regolamentati gli aspetti urbanistici e paesaggistici: localizzazione delle strutture, distanze, caratteristiche costruttive degli edifici e opere di mitigazione ambientale, comprese fasce alberate proporzionate all’impatto generato.
L’amministrazione sostiene che il Comune non intenda disciplinare direttamente l’attività zootecnica, materia già sottoposta alla normativa nazionale e regionale, ma governarne gli effetti sul territorio, con l’obiettivo di contemperare sviluppo agricolo, tutela ambientale e salute pubblica.
Una revisione che non ha però ricomposto lo scontro politico. Gonzaga in Testa, rappresentata in aula dalla capogruppo Marcella Bertoni e dal consigliere Matteo Magnani, ha contestato innanzitutto il metodo seguito dalla maggioranza. Il gruppo ha criticato il fatto che a illustrare il provvedimento sia stato ancora una volta l’assessore all’Urbanistica e non quello all’Agricoltura, leggendo nella scelta il segnale di una gestione confusa di una materia particolarmente complessa.
Secondo la minoranza, il testo approvato rappresenterebbe una completa retromarcia rispetto all’impianto originario e sarebbe stato riscritto soprattutto per rispondere alle contestazioni sollevate dalla Regione e dalle associazioni di categoria. Il nuovo regolamento, sostiene Gonzaga in Testa, sarebbe passato da uno strumento tecnico, fondato su parametri e limiti ambientali, a un documento prevalentemente urbanistico e procedurale, più debole nella capacità di contenere l’impatto degli allevamenti.
La minoranza ha richiamato anche i dati contenuti nella relazione tecnica relativi al surplus di azoto e alla presenza di nitrati e ammoniaca, ritenendoli la conferma delle criticità ambientali evidenziate nel corso degli ultimi mesi. Il territorio gonzaghese, secondo i dati di Ats Val Padana riferiti al 2023 e diffusi dal Comune, conta 36.736 bovini e complessivamente quasi 60mila capi fra bovini e suini, con una densità prossima ai 1.200 animali per chilometro quadrato.
Lo scontro si è acceso anche sul coinvolgimento delle organizzazioni agricole. Alla richiesta di chiarimenti formulata da Bertoni e Magnani, la maggioranza avrebbe spiegato di aver tentato il confronto senza trovare piena collaborazione. Una ricostruzione respinta dall’opposizione, secondo la quale per due anni l’amministrazione avrebbe evitato un vero tavolo condiviso con associazioni e Regione, salvo cercare il dialogo dopo l’apertura del contenzioso.
Gonzaga in Testa ha parlato di “metodo Galeotti-Faccini”, accusando la sindaca Elisabetta Galeotti e l’assessore Luca Faccini di aver proceduto in solitudine e di aver poi scaricato su Regione, Coldiretti e Confagricoltura la responsabilità del cambio di rotta. Al termine di un confronto particolarmente acceso con la prima cittadina, i consiglieri di minoranza hanno quindi abbandonato l’aula.
Una decisione motivata con la mancanza di condivisione del nuovo testo e con i continui cambiamenti apportati a un provvedimento considerato strategico per il territorio. L’opposizione ha inoltre contestato la spesa di circa 22mila euro sostenuta per la consulenza tecnica, ritenendo che non abbia portato alla definizione di un impianto stabile e condiviso.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, il mantovano Alessandro Beduschi, che ha respinto l’accusa di un mancato confronto fra Regione e Comune.
«È giusto chiarire un punto una volta per tutte: il confronto c’è stato ed è stato approfondito – afferma Beduschi –. Regione Lombardia ha messo a disposizione competenze tecniche e contributi politici, nella convinzione che il dialogo fosse lo strumento migliore per migliorare il testo. Alcune osservazioni sono state recepite, a partire dal superamento di alcune limitazioni numeriche che presentavano evidenti criticità».
L’assessore ricorda che il percorso era iniziato il 16 marzo con un incontro nella sede del Parco del Mincio, al quale avevano partecipato lo stesso Beduschi, i dirigenti regionali, la sindaca Galeotti, l’assessore Faccini, i tecnici comunali e i rappresentanti delle associazioni agricole mantovane. A quella riunione erano seguite diverse interlocuzioni fra gli uffici regionali e comunali.
«Su molti altri aspetti – prosegue Beduschi – l’amministrazione comunale ha scelto legittimamente di seguire una strada diversa, esercitando le proprie prerogative. Successivamente il Comune ha autonomamente definito il regolamento approvato dal Consiglio comunale. È una scelta che rientra pienamente nelle competenze dell’amministrazione locale e che rispettiamo, ma non si può affermare che sia mancato il confronto o che Regione Lombardia non abbia offerto il proprio contributo».
Beduschi ribadisce infine la linea della Regione: «La sostenibilità dell’agricoltura e della zootecnia deve tenere insieme tutela ambientale, sostenibilità economica e dimensione sociale. Le questioni vanno affrontate con strumenti tecnici, conoscenza scientifica e innovazione, non con approcci ideologici, senza preclusioni e contrapposizioni preconcette».

















