Lavori nelle parrocchie mantovane come alternativa al carcere per 50 persone

MANTOVA – Lavori di pubblica utilità e percorsi di inclusione sociale nelle parrocchie come alternativa alla pena detentiva o pecuniaria per chi ha commesso reati di lieve entità. È questo il cuore dei nuovi accordi di giustizia di comunità siglati tra Tribunale di Mantova, Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) e Diocesi, presentati ieri nella sede dell’Uepe.
Le convenzioni ampliano la rete dei percorsi alternativi al carcere e della “messa alla prova”, consentendo a 50 persone di svolgere attività non retribuite a beneficio della collettività nelle parrocchie della provincia. Un modello che si inserisce pienamente nel principio rieducativo della pena sancito dall’articolo 27 della Costituzione e che punta al reinserimento sociale attraverso il coinvolgimento diretto della comunità.

Nel dettaglio, le persone ammesse ai percorsi di giustizia di comunità potranno essere impegnate in attività di manutenzione, pulizia, giardinaggio, riordino di strutture parrocchiali e supporto ai volontari nelle iniziative solidali. Un’esperienza che consente di riparare il danno arrecato e, allo stesso tempo, di ricostruire legami sociali.
Durante la presentazione, il presidente del Tribunale di Mantova, Massimo De Luca, ha sottolineato come la città si collochi ai vertici nazionali per questo tipo di strumenti: «Il nostro tribunale ha in essere 266 convenzioni con Comuni, enti no profit, associazioni e cooperative, un dato che pone Mantova al terzo posto in Italia». L’accordo con la Diocesi, ha aggiunto, rappresenta «una tappa importante verso una concezione innovativa del procedimento penale, non più centrata solo sulla pena, ma su percorsi alternativi che perseguono concretamente l’obiettivo della rieducazione del reo, al di fuori del circuito carcerario».

Un ruolo centrale è svolto dall’Uepe, che coordina e monitora i percorsi. La direttrice dell’ufficio di Mantova, Antonella Salvan, ha ricordato che sono già attivi circa 60 protocolli di inclusione sociale, ma quello con la Diocesi «ha un impatto particolarmente rilevante per la sua valenza istituzionale e per la diffusione capillare delle opportunità su tutto il territorio provinciale». Da ottobre, ha spiegato, sono già stati avviati sei inserimenti in altrettante parrocchie. Sulla stessa linea la dirigente dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna di Milano, Teresa Maria Mazzotta, che ha evidenziato come il protocollo sia pienamente coerente con la missione dell’Uepe di favorire il reinserimento delle persone condannate nel contesto territoriale.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal vescovo di Mantova, Marco Busca, che ha definito gli accordi «una preziosa occasione per le parrocchie per promuovere un cambiamento culturale nel modo di intendere la giustizia e l’esecuzione della pena». «L’efficacia di un sistema penale – ha sottolineato – non dipende dall’inasprimento delle sanzioni, ma dalla capacità di costruire alternative ai contesti di devianza. I percorsi di giustizia di comunità sono generativi: producono incontri, relazioni, legami e permettono alla vita di rimettersi in cammino secondo giustizia».
A confermare il valore concreto di questi percorsi è arrivata anche la testimonianza di Carla Marubbi, volontaria dell’unità pastorale di Sermide e Felonica, che ha raccontato come molte persone inserite nei progetti, una volta concluso il percorso, continuino a frequentare le comunità parrocchiali, diventando a loro volta volontari insieme alle loro famiglie.
Ad oggi, gli accordi attivi nell’ambito della giustizia di comunità tra enti pubblici, associazioni, terzo settore e realtà ecclesiali nel territorio mantovano sono complessivamente 333, a conferma di un sistema che punta sempre più su responsabilità, inclusione e riparazione, piuttosto che sulla sola detenzione.