Mantova ritrova San Camillo, la chiesa dell’ospedale Carlo Poma: folla alla riapertura

MANTOVA – Una folla di persone si è radunata davanti alla chiesa di San Camillo, all’interno dell’ospedale Carlo Poma, già diverse decine di minuti prima dell’inizio della celebrazione. Un’attesa che ha raccontato, prima ancora delle parole, quanto sia forte il legame dei mantovani con questo luogo di preghiera, rimasto chiuso dal 2012 e ora restituito alla comunità grazie a un intervento da oltre 200mila euro e alla generosità di tanti benefattori. A presiedere la celebrazione di riapertura è stato il vescovo di Mantova Marco Busca, con i cappellani del Poma don Stefano Menegollo e don Gianni Nobis. Presenti anche i padri cappuccini di Trento, che dal 1959 al 2009 hanno svolto il servizio di cappellani dell’ospedale. Tra loro padre Simone, a lungo punto di riferimento della chiesa.
Numerosi gli imprenditori e i rappresentanti istituzionali presenti, tra cui il prefetto di Mantova Roberto Bolognesi, la vicesindaca Chiara Sortino, il consigliere regionale Marco Carra e alcuni sindaci del territorio. Accanto a loro anche l’imprenditore Pierluigi Ceccardi, tra i sostenitori del recupero della chiesa.

La chiusura e i lavori grazie ai benefattori

Come padre Simone ha spiegato a margine della celebrazione, nel 2012, dopo il terremoto, le verifiche sull’edificio avevano escluso danni provocati dal sisma, ma avevano fatto emergere problemi al tetto e al sottotetto dovuti alle infiltrazioni. Il distacco di parti di intonaco aveva quindi reso necessaria la chiusura.
L’intervento ha riguardato il restauro di parte degli intonaci e delle superfici pittoriche, la messa in sicurezza, il rimaneggiamento del manto di copertura, il ripristino delle lesioni murarie e l’adeguamento degli impianti. Sono stati sistemati il tetto e l’impianto elettrico; resta invece da completare il recupero del sottotetto, sotto il quale è ancora presente una rete di protezione.
A rendere possibili i lavori sono stati i contributi di numerosi mantovani, aziende e privati, ai quali si sono aggiunti gli stanziamenti di alcune fondazioni bancarie. Una mobilitazione che ha accompagnato il recupero di un edificio legato, fin dai primi del Novecento, alla storia dell’ospedale e alla vita di tanti fedeli.
Durante la cerimonia è intervenuto anche Marco Collini, primario emerito del Poma, che, quando era presidente dell’Ordine dei medici, aveva formalizzato all’allora Azienda ospedaliera la richiesta per avviare la raccolta fondi.
La direttrice generale di Asst Mantova Anna Gerola ha ringraziato la comunità per la generosità e la vicinanza dimostrate. «Ho percepito la vicinanza della popolazione e la volontà di mantenere in vita le nostre radici, in un contesto come quello sanitario che combina le esigenze di cura del corpo e quelle di cura dell’anima. Siamo lieti di ripristinare un luogo di spiritualità che contraddistingue il presidio ospedaliero».

Un luogo di preghiera e raccoglimento 

San Camillo tornerà così a essere uno spazio nel quale fermarsi in silenzio, pregare e trovare un momento di raccoglimento dentro la quotidianità dell’ospedale. Per tre giorni alla settimana sarà presente don Stefano Menegollo e per altri tre don Gianni Nobis. La domenica, alle 17, sarà celebrata la messa. Non sono invece previste altre celebrazioni religiose all’interno della chiesa.
La partecipazione di cittadini, autorità, professionisti ed ex professionisti dell’azienda ha dato alla riapertura il significato di una restituzione collettiva: il recupero di un luogo che, per molti mantovani, custodisce ricordi personali e familiari, intrecciati alla storia del Poma.

Il ricordo di Corrado Pavarini e Ido Traldi

Al termine della celebrazione, la giornata è proseguita in ospedale con altri due momenti dedicati a figure che hanno segnato la vita dell’azienda sanitaria. La nuova sala riunioni accanto alla mensa dei dipendenti è stata intitolata a Corrado Pavarini, già direttore dell’Avvocatura di Asst Mantova, scomparso nel 2020.
«Abbiamo voluto rivolgere un pensiero affettuoso anche al collega Corrado Pavarini, pilastro della nostra azienda, che ci ha accompagnati durante la sua carriera professionale con competenza e umanità. Gli siamo riconoscenti», ha dichiarato Gerola.
Nella stessa sala è stato poi presentato il volume “Ido Traldi, l’uomo, il politico, l’amministratore”, dedicato all’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Carlo Poma, figura significativa anche nell’amministrazione comunale di Moglia. Alla presentazione, insieme a Gerola, sono intervenuti il figlio Cesare Marco Traldi, la curatrice Agnese Benaglia, il sindaco di Moglia Claudio Bavutti.
La direttrice generale ha ricordato il ruolo di Traldi nell’avvio dell’Azienda ospedaliera dopo la riforma che aveva istituito le nuove aziende, sottolineandone la lungimiranza, la visione e l’attenzione ai collaboratori e agli utenti. Un modo di dirigere fondato sull’ascolto e sulla partecipazione, nel quale ciascuno potesse portare il proprio contributo.
«Un direttore con la porta sempre aperta»: così Gerola ha sintetizzato il ricordo di Traldi, richiamandone le qualità professionali e umane, in una giornata che ha riunito la comunità attorno alla chiesa ritrovata e alla memoria di chi ha contribuito alla storia dell’ospedale.