Medole in lacrime per l’addio a Stefano. La fidanzata: “I nostri sogni in frantumi”

MEDOLE – Una chiesa gremita, il silenzio rotto solo dalle lacrime e da un lungo applauso finale: Medole ha dato l’ultimo saluto a Stefano Crotti, il 28enne morto dopo essere stato travolto da una valanga durante una ciaspolata sul passo Vajolet, in Trentino. Attorno alla famiglia – il genitori, i parenti – e alla fidanzata Sara, l’intera comunità si è stretta in un abbraccio composto e partecipe.

Nell’omelia il parroco ha scelto parole che hanno provato ad aprire uno spiraglio dentro un dolore ancora troppo vivo. «Il distacco non è separazione – ha detto –. Il distacco è legato alla vita. Purtroppo la morte diventa un distacco dalle persone care, ma non è una separazione». Citando San Paolo – «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» – il sacerdote ha richiamato il significato della speranza cristiana: un amore che non è solo affetto, ma comunione che non si spezza nemmeno davanti alla morte.

«Quando siamo di fronte a fatti inspiegabili, che non riusciamo ad accettare – ha proseguito – ancora di più la nostra fede ci deve far vivere quest’unione con il Signore, che non può mai essere spezzata». Un invito a guardare “oltre”, con gli occhi della fede, e a vivere il ricordo di Stefano non come qualcosa che appartiene soltanto al passato, ma come un seme di futuro. «La sua disponibilità, la sua passione per la vita e per il lavoro, il suo saper stare insieme nell’amicizia – ha sottolineato – non sono solo ricordi: diventano uno stile da portare avanti, la capacità di camminare ancora insieme».

Parole che hanno trovato eco nel messaggio inviato dal vescovo di Mantova, Marco Busca: «Mi unisco a tutti voi e ai tanti che hanno amato Stefano. Prego per i suoi genitori. La morte dei nostri cari apre una piaga che si cura con l’affetto consolante di Dio». Il vescovo ha ricordato come il giovane abbia «lasciato tracce positive» nelle vite di chi lo ha conosciuto, richiamando l’immagine evangelica dei “pescatori di uomini”: «Stefano ha saputo pescare nei vostri cuori con i suoi sorrisi e la sua disponibilità. Ora vogliamo pensare che il Signore lo abbia ripescato nella rete della sua vita eterna».

Il momento più toccante è stato il ricordo di Sara, sopravvissuta alla tragedia e con lui quel giorno in montagna. Con la voce spezzata ha ripercorso frammenti di vita condivisa: la coincidenza dei compleanni, le uscite con gli amici, le escursioni, le vacanze al mare, le canzoni cantate a squarciagola in macchina. «In quei momenti ho visto la paura nei tuoi occhi. Il mio primo pensiero è stato salvarti. Ho pregato e sperato tanto».

Nel suo messaggio anche la fatica di accettare quanto accaduto: «Vorrei che questi giorni fossero solo un incubo. Avevamo ancora tante cose da vivere insieme». Poi il ritratto di Stefano, tradito dalla sua grande passione. «Una persona dal cuore d’oro, sempre benvoluto da tutti». Al termine delle sue parole, la chiesa si è alzata in un applauso lungo, liberatorio, carico di affetto.

Nel dolore, resta l’immagine di un giovane capace di vivere intensamente di coltivare amicizie e passioni con entusiasmo contagioso. «Il nostro impegno – ha concluso il parroco – è crescere nella speranza». Una speranza che a Medole, tra lacrime e silenzi, prova oggi a farsi strada nel ricordo di Stefano.