PORTO MANTOVANO – Le opposizioni di Porto Mantovano contestano le modalità con cui il Consiglio comunale ha approvato gli atti relativi al futuro affidamento del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti, un appalto del valore complessivo di oltre 19,2 milioni di euro per otto anni. Al centro delle critiche, la mancata disponibilità della relazione tecnica prima del voto del 6 ottobre: il documento, composto da 132 pagine, sarebbe stato consegnato ai consiglieri soltanto due giorni dopo la deliberazione.
La presa di posizione è contenuta in un comunicato congiunto firmato da Giuseppe Pernigotti, capogruppo della lista civica Porto Punto, Giampaolo Voi, capogruppo di Voi per Porto, e Vanessa Ciribanti, capogruppo del gruppo consiliare del Partito Democratico. I tre esponenti parlano di una gestione poco trasparente e chiedono all’Amministrazione un maggiore confronto con il Consiglio e con la cittadinanza. Secondo la ricostruzione delle opposizioni, il 5 ottobre la Commissione Ambiente era stata convocata per un’informativa preliminare sul futuro affidamento, ma senza la documentazione tecnica e gestionale necessaria per approfondire la questione. Il giorno successivo, durante la seduta consiliare, la sindaca Maria Paola Salvarani avrebbe presentato la proposta come una decisione relativa alle modalità di affidamento del servizio.
«Oggi andiamo ad approvare la modalità di affidamento…», è la frase attribuita alla prima cittadina e riportata nel comunicato. Eppure, sottolineano i gruppi di minoranza, la delibera riguardava anche l’approvazione del Piano economico-finanziario della gara e la modifica del Documento unico di programmazione per un impegno da oltre 19,2 milioni di euro. La relazione tecnica, sempre secondo quanto riferito dalle opposizioni, è stata illustrata alla Commissione Ambiente soltanto l’8 ottobre, a voto già avvenuto. Per i firmatari, si tratta di un passaggio decisivo: il documento avrebbe dovuto essere messo a disposizione dei consiglieri prima della seduta consiliare, così da consentire un esame approfondito di un provvedimento destinato a incidere sul servizio per i prossimi otto anni.
Le critiche, precisano i tre capigruppo, non riguardano soltanto il ruolo delle minoranze. «Questo metodo non penalizza soltanto l’opposizione, ma coinvolge innanzitutto gli stessi consiglieri di maggioranza», sostengono, evidenziando come tutti i componenti dell’aula avrebbero dovuto poter valutare le carte prima di esprimersi su un impegno economico di tale portata. Accanto alle contestazioni sulle procedure, restano poi diversi interrogativi sulle ricadute concrete del nuovo servizio. Le opposizioni chiedono chiarimenti sulle eventuali sostituzioni dei bidoni, sulla collocazione delle nuove mini-isole, sugli sconti Tari per chi pratica il compostaggio domestico e sul futuro del mercatino del riuso.
Altri dubbi riguardano la gestione dei rifiuti ingombranti per i residenti di Soave, che secondo i firmatari sarebbero esclusi dall’ecocentro Tea, e il futuro della piazzola di Montata Carra, attualmente gestita in subappalto da Asep. Questioni che, secondo Pernigotti, Voi e Ciribanti, richiedono risposte in vista della scadenza del 31 dicembre. I tre esponenti chiedono all’Amministrazione di chiarire le modalità operative del servizio e di garantire un confronto effettivo prima che le decisioni producano i loro effetti sulla vita quotidiana delle famiglie. «Avere i numeri per approvare un atto non autorizza a ridurre la trasparenza», concludono i capigruppo, contestando un metodo che, a loro giudizio, rischia di trasformare il Consiglio comunale in un semplice passaggio formale anziché in una sede di discussione e valutazione delle scelte amministrative.


















