Rivarolo ha ricordato Aldo Milla, l’ultimo ebreo del paese ucciso ad Auschwitz

RIVAROLO MANTOVANO – Con una cerimonia semplice ma molto sentita ieri Rivarolo Mantovano ha ricordato Aldo Milla, cittadino rivarolese deportato ed ucciso ad Auschwitz nel 1944, l’ultimo ebreo vissuto nel paese mantovano dell’Oglio Po.
La cerimonia, organizzata insieme al Comune dalla Fondazione Sanguanini Rivarolo Onlus e dall’Anpi, a cui hanno preso parte anche gli studenti della scuola media del paese, si è tenuta vicino a quella che fu la sua abitazione in via Mazzini 60 dove nei giorni scorsi è stata posata la pietra d’inciampo a lui dedicata.

“E’ un’occasione per proporre alla comunità, ad iniziare dalle scuole, un percorso di sintesi su quelli che sono stati gli errori e gli orrori del secolo passato, con la speranza che tutto ciò non si ripeta mai più e con la speranza di dare una chiave di lettura importante sul nostro presente, perchè come ci ricorda sempre anche la cittadina onoraria di Rivarolo Mantovano Liliana Segre, l’indifferenza è la regina di tutti i mali” ha dichiarato il sindaco di Rivarolo Mantovano Massimiliano Galli. 

Aldo Milla è stato ricordato anche con con la proiezione in Sala Polivalente di un filmato dedicato pure a Rita Beduschi in Zanchi, riconosciuta “Giusta fra le Nazioni”.

A seguire alcune letture da parte degli studenti oltre a quella del messaggio della Comunità Ebraica di Mantova e l’esecuzione di alcune musiche della tradizione ebraica. Presente alla cerimonia pure Ermanno Finzi, discendente di Giuseppe, patriota risorgimentale, al quale è dedicata la piazza di Rivarolo Mantovano.

Erano stati l’Anpi Mantova-Comitato provinciale” Renato Sandri” e l’Anpi Viadanese “Lucia Sarzi”, in accordo con la Fondazione Sanguanini e un gruppo di cittadini, a inoltrare domanda al sindaco di Rivarolo Mantovano per poter posare una pietra d’inciampo in memoria di Aldo Milla, classe 1896, che fu arrestato il 15 gennaio 1944 e venne ucciso ad Auschwitz il 10 aprile 1944. 

La pietra d’inciampo è un blocco di pietra ricoperto da una piastra d’ottone che riporta il nome, l’anno di nascita, il campo di concentramento, la data dell’arresto e della morte del deportato. Nasce da un’idea di Gunter Demnig per contrastare l’oblio sulla tragedia nei campi di concentramento.

 

 

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