ROMA – Il Gruppo Tea aderisce al “Patto per la Resilienza idrica” promosso da Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, con l’obiettivo di rafforzare la capacità del servizio idrico di affrontare gli effetti di un clima sempre più estremo.
La firma è arrivata oggi, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua organizzato a Roma dalla Federazione. Per il Gruppo Tea era presente il presidente di AqA, Massimiliano Ghizzi.
Il Patto nasce nel solco della Water Resilience Strategy europea e individua sei linee d’azione, insieme a un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e al regolatore. L’obiettivo è accompagnare il settore verso una gestione sempre più orientata alla prevenzione, superando una logica basata principalmente sull’emergenza. Per Tea l’adesione si inserisce in un percorso che riguarda investimenti, ammodernamento delle reti, digitalizzazione, gestione delle acque meteoriche ed educazione all’uso consapevole della risorsa idrica.
Aqa investe su reti, controllo dei consumi e prevenzione degli allagamenti
“La tutela della risorsa idrica è una necessità primaria di fronte alle attuali sfide climatiche. Aderire al ‘Patto per la Resilienza idrica’ significa tradurre questa responsabilità in azioni strutturali e misurabili, in linea con il programma del nostro Piano di Transizione di Gruppo che fissa traguardi precisi, tra cui la riduzione delle emissioni del 24,3% entro il 2030 e dell’83,1% al 2050.
Nel solo 2025 abbiamo investito 58,5 milioni di euro. L’ammodernamento delle reti resta centrale per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico nei 47 Comuni gestiti da AqA” dichiara Ghizzi.
“Allo stesso tempo, stiamo accelerando sulla transizione digitale: ai 1.466 km di rete distrettualizzata si affianca l’obiettivo dell’installazione progressiva di 31mila contatori intelligenti (smart meter) per un monitoraggio di precisione. Guardando alla resilienza del territorio, dal 2027 avvieremo la pulizia programmata delle caditoie stradali, un servizio essenziale per la corretta gestione delle acque meteoriche e la prevenzione degli allagamenti. Infine, per promuovere una nuova cultura dell’acqua, il nostro progetto AqAdemy , che già nel 2025 ha coinvolto attivamente 1.929 studenti di 89 classi, proseguirà nel sensibilizzare le nuove generazioni sull’utilizzo consapevole di questa risorsa vitale”, conclude Ghizzi.
«Una sfida che riguarda l’interesse nazionale»
Sul valore strategico del Patto è intervenuto anche il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro. “Garantire la resilienza della risorsa idrica – spiega – significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese. È una sfida che riguarda non solo il settore idrico, ma l’interesse nazionale nel suo complesso. Per questo le imprese del servizio idrico integrato intendono accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, per rendere il sistema sempre più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno che deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati, in grado di sostenere un percorso virtuoso e omogeneo in tutti i territori, soprattutto in quelli che presentano le maggiori fragilità”.
Le sei linee d’azione strategiche
Il “Patto per la Resilienza idrica” si articola in sei linee d’azione strategiche, studiate per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e modernizzare la gestione del servizio idrico nazionale.
1. Governare la resilienza idrica attraverso una solida gestione industriale nella piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo, garantendo la piena applicazione della regolazione su tutto il territorio nazionale. Ciò richiede un rafforzato sostegno istituzionale ai gestori — adeguando le concessioni ai reali fabbisogni di investimento — e la garanzia di criteri di valutazione uniformi, con l’intervento diretto di ARERA laddove la disciplina regolatoria non sia ancora pienamente applicata.
2.Sviluppare un sistema idrico water-smart. Per ridurre gli sprechi e incrementare l’efficienza, occorre puntare con decisione su competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione. Il Patto propone l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi, favorendo la diffusione delle best practice, oltre alla standardizzazione e all’interoperabilità dei dati.
3.Favorire aggregazioni e cooperazione. Il superamento della frammentazione gestionale è un passaggio chiave per rafforzare la solidità economica del settore e la sua capacità di investimento. Si mira a promuovere la nascita di reti d’impresa, un dialogo continuo con l’Autorità di regolazione per indirizzare le risorse e l’adozione di strumenti già consolidati a livello europeo, agevolando al contempo l’accesso al credito e la condivisione delle strategie di innovazione.
4.Integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. La tutela del ciclo idrico richiede un approccio sistemico e inclusivo. In quest’ottica, si prevede il confronto con gli stakeholder sulla responsabilità estesa del produttore — utile anche a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti — e la valorizzazione di soluzioni basate sulla natura, il riuso, la protezione delle falde e l’accumulo, per garantire la resilienza dei territori e il ripristino degli ecosistemi.
5.Promuovere una cultura dell’acqua. La diffusione della consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica passa attraverso un’azione educativa capillare. Il piano punta a coordinare campagne di sensibilizzazione multilivello e ad avviare una collaborazione strutturata con il mondo scolastico.
6.Sostenere il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. Gli operatori idrici devono essere riconosciuti come attori centrali nell’affrontare sui singoli territori gli impatti del cambiamento climatico. Per farlo, il Patto individua due leve fondamentali: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi orientati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.


















