1951, ‘Mantova sott’acqua’, immagini e memorie nell’incontro con Sandro Signorini

MANTOVA – La città e i paesi in allerta, le campane che suonano a martello nella notte e l’acqua che cresce inesorabilmente, centimetro dopo centimetro, fino a minacciare di sommergere anche il capoluogo.
Quei giorni di paura e coraggio rivivranno nell’incontro “Mantova sott’acqua”, in programma domenica 9 novembre alle 16 al Palazzo del Plenipotenziario in piazza Sordello (sede che sostituisce il Museo Diocesano indicato quale luogo della conferenza nel programma ufficiale) 
Protagonista sarà Sandro Signorini, esperto di storia locale, che racconterà – con l’ausilio di filmati d’epoca – le ore più difficili vissute nel novembre del 1951, quando il Po in piena mise in ginocchio il Basso Mantovano e l’intera città, in parte già con strade e piazze allegate, visse giorni di forte apprensione.
L’appuntamento, a ingresso gratuito, rientra nella rassegna “Domeniche pomeriggio con la storia mantovana”, promossa dal Circolo La Rovere con il patrocinio della Provincia di Mantova.

Il ricordo di quei giorni drammatici

L’estate e l’autunno del 1951 erano stati caldi e piovosi. Nonostante lo stato di emergenza dichiarato il 26 ottobre e gli allagamenti in diverse zone d’Italia, la situazione a Mantova sembrava sotto controllo: la Gazzetta di Mantova rassicurava i cittadini titolando “Sono esclusi motivi di allarme”, mentre i mantovani affollavano il cinema Apollo per vedere “L’ultimo incontro” con Alida Valli e Amedeo Nazzari.
Ma la calma durò poco. Il 12 novembre il Po, il Secchia, l’Oglio e il Chiese cominciarono a crescere con ritmi preoccupanti. A Guastalla scattò l’ordine di evacuazione, mentre nel Mantovano si lavorava giorno e notte per rinforzare gli argini. A Governolo, a Pieve di Coriano e a Sustinente, contadini, parroci e nobili, come il conte Petrobelli e la marchesa Guerrieri Gonzaga, riempivano sacchetti di sabbia per contenere l’acqua.

Il 13 novembre, mentre Cittadella, la Cartiera Burgo e il Ponte dei Mulini venivano minacciati dall’innalzamento dei laghi, 2.500 volontari lavoravano senza sosta, preparando 67.000 sacchetti di sabbia.
Nel frattempo, nel Basso Mantovano, i centri lungo il Po affrontavano l’ondata di piena più violenta del secolo. Nella notte tra il 13 e il 14 novembre, Mantova e la sua provincia vissero ore di angoscia: tutte le campane di città e provincia suonarono a martello e a Revere don Sutti immerse la reliquia di Sant’Alberto nel Po. A Mantova il Lago di Mezzo tracimò nel Lago Superiore superando al Vasarone il livello di metri 4,23 creato dal Pitentino nel 1190.
Alle 23.15 del 14 novembre, il Po ruppe gli argini per quattro chilometri a Occhiobello, in provincia di Rovigo: Mantova era salva ma la devastazione arrivò nel Polesine

Nel Mantovano 2.314 evacuati. Silvano, Franco e Raffaele salvano la città tamponando un fontanazzo

Il bilancio fu pesantissimo: 88 morti, 133.000 ettari sommersi, 52 Comuni colpiti, 225.000 persone alluvionate e 190.000 profughi.
Nel Mantovano furono 2.314 gli evacuati, con Revere tra i centri più colpiti (13.000 ettari inondati e oltre 500 case danneggiate).
Nonostante la distruzione, l’alluvione del 1951 divenne anche un grande momento di solidarietà nazionale. Da Mantova arrivarono offerte di ogni tipo: dai 650.000 lire dei Caseifici alle 4.800 lire donate da due bambini, Remo e Pietro Mattiello, accompagnate da un biglietto toccante: Per i bambini che hanno l’acqua nel letto”.
Tre uomini, rimasti quasi dimenticati, salvarono la città tamponando un fontanazzo in piazza Arche: Silvano Gadioli, Franco Nicolini e Raffaele Ampolini. Il sindaco Rea li premiò con 5.000 lire ciascuno.

Un evento per non dimenticare

Attraverso parole, immagini e documenti, l’incontro di domenica vuole riportare alla memoria quei giorni drammatici che segnarono profondamente la comunità mantovana.
Come ricorda Signorini, “l’alluvione del 1951 non fu solo una tragedia idrogeologica, ma anche un banco di prova della solidarietà e della tenacia di un popolo capace di rialzarsi.”