Campogalliani trascinante in via Tasso: il dramma di Nievo conquista la platea gremita

MANTOVA – Via Tasso trasformata per una sera in un vero teatro all’aperto e una Campogalliani capace ancora una volta di conquistare il pubblico con una prova corale di grande livello. A fare da palcoscenico sono stati i gradini della scuola Ippolito Nievo, scelta tutt’altro che casuale: protagonista della serata è stata infatti la lettura scenica di “Emanuele, il primo dramma teatrale scritto da Ippolito Nievo nel 1852, quando l’autore aveva appena vent’anni.
A portarlo in scena sono stati otto attori dell’Accademia teatrale “Francesco Campogalliani”, che anche ieri sera, come ormai accade in molte delle sue rappresentazioni, ha fatto registrare il tutto esaurito. Tutti occupati i posti nella platea allestita lungo la strada cittadina e diverse persone che, pur di non perdere lo spettacolo, hanno seguito la rappresentazione in piedi.

Una prova corale che conquista il pubblico

Fluido ed efficace l’adattamento del testo curato dalla direttrice artistica Maria Grazia Bettini, che ha saputo restituire ritmo e immediatezza all’opera ottocentesca. La lettura scenica ha coinvolto il numeroso pubblico, trasportandolo direttamente dentro le vicende raccontate, in un viaggio tra le pieghe di un testo che si interroga non soltanto sulla concessione formale dei diritti, ma soprattutto su cosa significhi essere realmente accettati come cittadini.
Il successo della rappresentazione ha poggiato prima di tutto su una corale e impeccabile prova d’attore. Sul palco Adolfo Vaini nel ruolo di Giosuè, Diego Fusari in quello di Emanuele, Francesca Savoia nei panni di Teresa, Michele Romualdi in quelli di Alberico, Andrea Flora nel ruolo di Oliviero, Stefano Gialdini in quello di Edoardo, Giovanni Rodelli nel ruolo del medico e Gaia Mauro in quello di Gabriella.
Un meccanismo interpretativo ben costruito, nel quale ciascuno ha contribuito all’efficacia dell’insieme. Particolarmente incisive le prove di Adolfo Vaini, Diego Fusari e Andrea Flora, autentici trascinatori della serata.
A completare l’allestimento le scelte musicali di Nicola Martinelli, con Clelia Gessi tecnico delle musiche, mentre i costumi sono stati curati da Francesca Campogalliani e Diego Fusari.

Nievo e un tema ancora sorprendentemente attuale

A introdurre la rappresentazione è stato lo storico mantovano Maurizio Bertolotti, che ha accompagnato il pubblico dentro il contesto storico e culturale dell’opera, soffermandosi anche sul suo diretto legame con il territorio mantovano. Nievo dedicò infatti il dramma all’amico ebreo Emanuele Salomon Ottolenghi, conosciuto nell’ambiente di Sabbioneta.
Al centro del testo c’è una questione che, pur appartenendo all’Ottocento, conserva una sorprendente contemporaneità: si può essere formalmente uguali e continuare a essere discriminati nella vita sociale. Nievo affronta così temi come antisemitismo, integrazione, pregiudizio sociale e rapporto tra identità individuale e appartenenza religiosa, mostrando una sensibilità particolarmente moderna per un autore di appena vent’anni. La trama ruota attorno a Emanuele, giovane ebreo molto ricco che, dopo il Quarantotto, vuole conquistarsi un posto nella società non grazie al denaro, ma attraverso le proprie qualità. Il suo principale antagonista è il vecchio Giosuè, legato a una concezione chiusa e diffidente dei rapporti tra ebrei e cristiani.
Emanuele incarna invece una nuova generazione che vuole uscire dall’isolamento: arriva a pensare di nascondere inizialmente la propria identità, conquistare la stima degli altri e soltanto in seguito rivelare di essere ebreo, mettendo così a nudo l’assurdità del pregiudizio. Alla vicenda sociale e politica si intreccia quella sentimentale, attraverso l’amore per Teresa, una giovane cristiana.
La rappresentazione della Campogalliani si è inserita in “Tutto Nievo minuto per minuto”, l’intenso programma con cui il Festivaletteratura del trentennale ha scelto di riportare al centro dell’attenzione Ippolito Nievo, patriota, poeta, narratore, drammaturgo e saggista, protagonista di una vita straordinariamente intensa conclusasi a soli trent’anni.