MANTOVA – Al Festivaletteratura l’arte non è qualcosa da contemplare in silenzio, ma un’esperienza da attraversare, condividere, reinventare.
Lo racconta Hervé Tullet, illustratore, autore e artista francese conosciuto in tutto il mondo come il “re dei libri prescolari”, protagonista oggi all’Aula Magna del Politecnico di Mantova di un incontro rivolto, questa volta, agli adulti. A dialogare con lui è Vera Salton, libraia, antropologa e studiosa di letteratura e illustrazione per l’infanzia.
Da oltre trent’anni Tullet costruisce libri in cui pochi elementi essenziali – un punto, una linea, una forma, un colore – diventano strumenti per accendere la curiosità dei bambini e trasformare la pagina in un luogo di scoperta. Da “Forme! a Pallini pallini”, fino a “La mano che disegna” , i suoi albi invitano il lettore a partecipare, a seguire tracce, premere, cercare, immaginare. Non semplicemente a leggere.
È una poetica che affonda le radici nella sua stessa infanzia e che Tullet ripercorre nel recente “Il bambino a colori”, pubblicato nel 2026 da Il Saggiatore. Il memoir diventa così il punto di partenza per raccontare la formazione di un artista che ha fatto dell’astrazione un linguaggio immediato e universale. Forme e colori non sono per lui un codice da decifrare, ma un alfabeto aperto, capace di cambiare ogni volta che qualcuno decide di usarlo.
Nato ad Avranches nel 1958, Tullet ha iniziato lavorando nella pubblicità e come illustratore per periodici. Nel 1994 ha pubblicato il suo primo albo per bambini “Comment papa a rencontré maman” .
Da allora ha realizzato circa ottanta libri, tradotti e premiati in tutto il mondo. Tra questi “Non ti confondere”, vincitore del Premio Non-Fiction alla Bologna Children’s Book Fair nel 1998 e pubblicato in Italia da Salani nel 2023, e “Un libro”, uscito per Franco Cosimo Panini nel 2010 e vincitore del Premio Andersen 2011 come miglior libro ad arte.
Ma ridurre Tullet all’etichetta di autore per l’infanzia sarebbe limitante. Il suo lavoro si sviluppa, infatti, anche attraverso mostre, workshop e laboratori interattivi, occasioni nelle quali il confine tra artista e pubblico tende a scomparire. È qui che prende forma l’idea di “artista sociale”: non qualcuno che produce semplicemente oggetti artistici, ma chi crea le condizioni perché le persone possano incontrarsi attraverso l’arte.
“Non produco opere, non produco tonnellate di tele, ma momenti di vita – ha spiegato Tullet -. Il senso del mio lavoro è di riunire le persone e, insieme, riempire uno spazio con un’energia condivisa e creare qualcosa” . Una dichiarazione che sintetizza una ricerca costruita sulla partecipazione e sulla convinzione che l’atto creativo non debba necessariamente essere individuale.
A guidare la conversazione è stata Vera Salton, titolare della libreria Il Treno di Bogotà di Vittorio Veneto, vincitrice nel 2008 del Premio Andersen come miglior libreria per ragazzi d’Italia, oggi affiancata dalla sede Il settimo binario di Conegliano. La sua esperienza di libraia, antropologa e studiosa della letteratura per l’infanzia offre una prospettiva privilegiata per entrare nell’universo di Tullet e interrogarsi sul rapporto tra lettura, immaginazione e creazione.
L’incontro mantovano diventa così un’occasione per guardare oltre i libri e capire il metodo di un autore che trova l’arte ovunque: nella pagina, naturalmente, ma anche nei gesti, nelle relazioni e nella possibilità di fare insieme. Tullet in francese, con interpretazione consecutiva in italiano. E, ancora una volta, il punto di partenza sarà quello più semplice: un segno, una forma, un colore. Da lì, tutto può cominciare.
Fiorenzo Cariola


















