PEGOGNAGA – Gli splendidi affreschi si svelano uno ad uno mentre quelli dove ancora i restauratori sono all’opera si riappropriano dei loro colori originari e della loro straordinaria luminosità. È quanto sta accadendo in queste settimane a Villa Galvagnina, storica dimora immersa nella campagna tra Pegognaga e Moglia, dove proseguono a ritmo serrato i lavori di recupero iniziati nel gennaio 2024 e ormai vicini alla fase conclusiva.
Lavori in dirittura d’arrivo
Nei giorni scorsi il cantiere ha accolto una nutrita delegazione tecnica e istituzionale, tra cui gli architetti Anna Maria Basso Bert e Claudia Zanlungo della Soprintendenza, il consulente strutturale Stefano Giuliani, il direttore operativo Monica Nascig, il dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Mantova Carmine Mastromarino, il Rup Matteo Mirandola e l’assessore uscente Serena Pedrazzoli, insieme alla restauratrice Michela Boni dell’impresa Leonardo di Bologna. È stata proprio quest’ultima a fare il punto sull’avanzamento degli interventi:
«Stanno terminando i restauri degli apparati decorativi. Per il momento ci stiamo concentrando al piano terra, poi, quando saranno fatti i getti per i pavimenti e le altre lavorazioni, noi restauratori ci sposteremo nuovamente al piano superiore, dove restano da ultimare solo un paio di stanze».
“Parallelamente – ha spiegato Basso Bert – si avviano alla conclusione anche gli interventi strutturali” mentre restano da posare parte dei pavimenti e da completare gli impianti, compreso il campo geotermico nell’area pertinenziale che garantirà un sistema di climatizzazione più efficiente attraverso pompe di calore.
Scavi e restauri svelano le origini
Il cantiere ha restituito anche importanti sorprese dal punto di vista storico. Tra le scoperte più significative emerge una parete affrescata che in origine era esterna : un indizio prezioso che riconduce al primo nucleo quattrocentesco dell’edificio, probabilmente sviluppato in altezza come una casa torre.

Successivi ampliamenti nel cinquecento hanno modificato la struttura, come confermano gli studi archeologici che hanno evidenziato l’innalzamento del piano di calpestio. Non solo: a circa 80 centimetri di profondità sono emersi resti murari con lacerti pittorici, la base di un focolare e una buca contenente vetri e frammenti di ceramiche rinascimentali.
Intanto il Comune di Mantova, proprietario dell’immobile, pensa al futuro utilizzo della villa. Il bando della Struttura Commissariale post sisma della Regione, che ha finanziato l’intervento, prevedeva infatti una destinazione funzionale dell’edificio una volta restaurato. È già attivo il coinvolgimento dell’Associazione Amici di Palazzo Te per attività di valorizzazione, in linea con i progetti di riqualificazione locale, mentre si valuta anche una destinazione che consenta alla struttura di essere utilizzata il più possibile.
La storia della Villa
Villa Galvagnina, oggi in fase di rinascita, è una dimora di grande fascino e storia. Probabilmente residenza dei Gonzaga, passò nel Cinquecento alla famiglia Galvagni che la destinò alla primogenitura, segno del prestigio attribuito alla proprietà.
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento Carlo Galvagni commissionò la decorazione del salone principale a pittori legati alla corte gonzaghesca: nacque così un ciclo di affreschi di forte impatto, attribuito a Ippolito Andreasi e Giulio Rubone, ispirato ai modelli di Giulio Romano e Lorenzo Costa. Il recupero ha comportato uno stanziamento di oltre 7,1 milioni di euro. Salvo imprevisti, il cantiere si chiuderà entro la fine di agosto, con un mese di anticipo rispetto al termine contrattuale fissato al 22 settembre 2026: un passaggio decisivo che restituirà al territorio un tassello prezioso della sua storia, pronto a tornare a vivere.

















