MANTOVA – Più valore alle produzioni di qualità, maggiore redditività per gli agricoltori e un ruolo più forte dei territori nelle scelte europee. È la sfida che partirà da Mantova, dove domani, giovedì 15 ottobre, sarà sottoscritta la Dichiarazione di Mantova, in occasione dell’assemblea generale di Arepo, l’Associazione delle Regioni europee per i prodotti di origine, ospitata da Regione Lombardia. Un documento articolato in sei priorità, con cui le Regioni porteranno alla Commissione europea le proprie proposte per il Piano d’azione sulle Indicazioni geografiche previsto per il 2027.
A fare da cornice sarà un territorio che delle produzioni certificate ha fatto uno dei suoi punti di forza: la Dop economy mantovana vale 700 milioni di euro, con una crescita del 20,9% e 121 milioni in più in un anno. Numeri che spiegano il peso della partita, ma che aprono anche una domanda: come trasformare il successo di Dop e Igp in benefici concreti per le aziende agricole e le comunità locali?
Alla vigilia della firma ne abbiamo parlato con Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste e presidente di Arepo: dalla tutela dei produttori più deboli al ricambio generazionale, fino alla possibilità di portare più prodotti del territorio nelle mense scolastiche e nella ristorazione.
Perché avete scelto Mantova per questo appuntamento? Quale ruolo può avere il nostro territorio nel futuro delle produzioni certificate?
Mantova è una delle capitali dell’agricoltura italiana ed è l’unica provincia che può vantare la coesistenza di due grandi produzioni Dop: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, che sono le prime due Indicazioni geografiche del cibo per valore alla produzione,
rispettivamente pari a 2,18 e 1,76 miliardi di euro, secondo l’ultimo Rapporto Ismea-Qualivita. Il territorio mantovano e, in generale, la Lombardia possono rappresentare, con un valore della Dop economy superiore a 2,9 miliardi di euro, un traino per continuare a produrre qualità, a garantire redditività alle produzioni agricole legate ai circuiti Dop e Igp, a favorire un’agricoltura attenta alla produttività, alla sostenibilità dei territori e alla vitalità delle aree rurali.
Con la Dichiarazione di Mantova indicate sei priorità alla Commissione europea. Tra queste ce n’è qualcuna che considera più urgente?
Sono sei priorità interconnesse, che richiedono in eguale misura una maggiore attenzione nei confronti del sistema delle Indicazioni geografiche. Le riassumo brevemente: sostenere le Ig durante tutto il loro ciclo di vita; trasformare la protezione giuridica in valore economico per i produttori; aumentare la presenza di Dop e Igp nella vita quotidiana; preparare le filiere alle sfide dell’innovazione, delle competenze, del ricambio generazionale e del cambiamento climatico; riconoscere alle Regioni un ruolo diretto nella governance; costruire politiche fondate su dati e obiettivi misurabili.
Il legame col territorio è centrale, perché le Indicazioni geografiche tengono insieme imprese, lavoro, paesaggio, conoscenze, cultura e identità locale, generando un valore che, proprio perché legato all’origine, non può essere delocalizzato. Si tratta di un progetto organico, in cui gli aspetti legati al mercato, alla tutela giuridica, all’innovazione, al ricambio generazionale e a una risposta efficace al cambiamento climatico sono egualmente urgenti e necessitano di attenzione da parte delle istituzioni, della Commissione europea, del mondo della ricerca e dei produttori”.
Un produttore mantovano che oggi legge questo documento potrebbe chiedere: “Che cosa cambierà per la mia azienda?”. Qual è la sua risposta?
Lo dice la Dichiarazione di Mantova: Dop e Igp non sono un punto di arrivo, ma l’inizio di una strategia di sviluppo, che dovrebbe contribuire a una maggiore redditività e competitività aziendale e, a più ampio raggio, a una maggiore vitalità delle aree rurali, come è peraltro previsto nella Vision europea al 2040.
Il Piano d’azione europeo è previsto per il 2027: quali impegni e quali risorse servono perché la Dichiarazione produca risultati misurabili?
Serve una cooperazione consapevole fra istituzioni, enti, Regioni, consorzi di tutela, ma anche all’interno delle catene di approvvigionamento.
Le opportunità sono molte e spaziano dalla produzione al turismo, dall’internazionalizzazione ai contesti locali. Più che le risorse economiche, che avranno senz’altro un loro peso, il cambio di passo necessario riguarderà la mentalità. Si gioca tutti una medesima partita per migliorare in diversi contesti, siano essi economici, culturali, ambientali, turistici, sociali. Obiettivi per i quali è richiesta una forte responsabilità e la consapevolezza che l’agricoltura è l’unica attività ambientalmente sostenibile. Sostenere il contrario significa giocare una partita contraria, anche al buon senso”.
Tra gli obiettivi c’è il rafforzamento dei produttori nelle filiere. Oggi il valore delle Dop è distribuito in maniera non equilibrata lungo la filiera?
Il tema della distribuzione del valore è un aspetto che riguarda qualsiasi prodotto legato a una catena di approvvigionamento. Il fatto che le Indicazioni geografiche siano in grado di assicurare un maggiore valore aggiunto e una maggiore remuneratività a tutti gli anelli della filiera è indubbiamente un punto di vantaggio, ma non dobbiamo dimenticare di tutelare gli anelli più deboli della filiera, che molto spesso, fatte salve alcune oscillazioni di mercato, sono i produttori agricoli.
Dop e Igp nella vita quotidiana: come portarle maggiormente nelle mense scolastiche, nella ristorazione e nelle scelte dei consumatori, mantenendole accessibili?
Questa è una delle grandi sfide da affrontare. Vi sono progetti interessanti già in essere, come quello, ad esempio, lanciato da Campagna Amica con i farmers’ market negli ospedali, luoghi nei quali anche l’alimentazione sana gioca un ruolo all’interno del percorso di cura. Per le mense scolastiche, ospedaliere, ma anche per le mense private e per la ristorazione si potrebbero prevedere delle quote minime legate alle produzioni locali e alle Indicazioni geografiche, così da sostenere maggiormente il territorio e, indirettamente, aiutare le comunità rurali.















