MANTOVA – In Lombardia il 51,6% dei laureati è difficile da reperire e la provincia di Mantova registra una delle situazioni più complesse a livello regionale nella ricerca di laureati da inserire in azienda. Secondo il bollettino Excelsior relativo al trimestre novembre 2025 – gennaio 2026, le imprese segnalano una difficoltà del 74% nel reperire profili con una laurea sanitaria o paramedica e del 77,8% per quelli dell’insegnamento e della formazione. Numeri che superano ampiamente la media regionale e che confermano una criticità ormai strutturale: i laureati disponibili non bastano e, tra quelli presenti sul mercato, le competenze non sempre coincidono con ciò che richiedono le imprese.
Un problema diffuso in tutta la Lombardia, dove la difficoltà media di reperimento dei nuovi assunti è del 44,6%, percentuale che sale al 51,6% quando si tratta di laureati, con punte che oscillano tra il 55% e il 59% nelle principali specializzazioni ingegneristiche. A complicare il quadro contribuisce anche la scelta di molti giovani di trasferirsi all’estero per opportunità più competitive, mentre chi resta non sempre trova offerte all’altezza del percorso formativo intrapreso.
LA SITUAZIONE NELLE DIVERSE PROVINCE LOMBARDE
Nel dettaglio delle province, il report del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere – Ministero del Lavoro) mostra come la difficoltà di reperimento raggiunga livelli molto elevati in diversi territori. A Bergamo, ad esempio, si supera il 70% per i laureati negli indirizzi di insegnamento e formazione, così come per quelli sanitari e paramedici, mentre per gli ingegneri industriali la quota resta oltre il 60%. Nel Bresciano le aziende dichiarano più dell’82% di difficoltà nel trovare laureati in scienze matematiche, fisiche e informatiche e oltre il 65% per ingegneria industriale. A Como le quote salgono all’84% per l’ambito sanitario e paramedico e al 79% per insegnamento e formazione; percentuali analoghe si registrano a Cremona, dove si arriva rispettivamente al 96% e all’82%, e a Lecco, dove le difficoltà toccano il 95% e il 73%. Mantova si inserisce in questa fascia alta, con il già citato 74% nelle professioni sanitarie e paramediche e il 77,8% per gli indirizzi dell’insegnamento e della formazione. Anche Milano presenta numeri sopra il 60% per diversi ambiti, tra cui i percorsi di insegnamento, l’area sanitaria, l’indirizzo umanistico, quello chimico-farmaceutico e numerose specializzazioni ingegneristiche. A Monza si torna oltre l’82% per insegnamento e formazione e oltre il 74% per scienze matematiche, fisiche e informatiche, mentre il Pavese concentra le maggiori carenze negli indirizzi di insegnamento e formazione (77,5%), nel sanitario e paramedico (73%) e nell’ingegneria industriale (65,4%). In provincia di Varese, infine, si raggiunge il 95% di difficoltà di reperimento per i laureati in medicina e odontoiatria e l’82,9% per quelli in ingegneria industriale.
IN 5 ANNI LA LOMBARDIA HA PERSO 16 MILA LAUREATI
Questa situazione si inserisce in un contesto europeo che fissa un obiettivo ambizioso per il 2030: portare al 45% la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. La Lombardia, tuttavia, si confronta con ostacoli significativi. Il calo demografico riduce il numero dei potenziali studenti, mentre la dispersione implicita – cioè la mancanza delle competenze di base – sfiora il 10% negli istituti professionali. A questo si aggiunge il peso del costo della vita, che limita il potere d’acquisto delle famiglie e spinge molti giovani a rimandare l’immatricolazione universitaria, preferendo lavori temporanei che garantiscono nell’immediato risorse più certe rispetto agli investimenti necessari per affrontare un percorso di studi. Sul fronte del lavoro, poi, le condizioni offerte non sempre risultano competitive rispetto ai Paesi esteri. Tra il 2019 e il 2024 la Lombardia ha perso 16mila giovani laureati, in particolare in discipline scientifiche, mediche e ingegneristiche, mentre gli ingressi da altre regioni d’Italia hanno riguardato soprattutto laureati nell’ambito della formazione. Il risultato è un mercato che cerca laureati ma non li trova: un divario che, a Mantova come in molte altre province lombarde, rischia di frenare la produttività e la capacità innovativa delle imprese.














