Castel Goffredo saluta Marco Bianchini: silenzio, lacrime e un ultimo grande applauso

CASTEL GOFFREDO – Piazza Mazzini è incredibilmente silente. Un silenzio interrotto soltanto dai rintocchi delle campane a lutto, mentre Castel Goffredo si stringe attorno a Marco Bianchini, il giovane di 35 anni morto la notte di sabato in seguito al tragico incidente stradale avvenuto sulle strade di Medole.
È una piazza che Marco conosceva molto bene, in cui da anni trova sede l’attività di famiglia, “Foto Claudio”. Ed è proprio qui che la comunità castellana lo ha accompagnato idealmente per l’ultima volta, in un omaggio straziante a un ragazzo che in tanti ricordano per la sua creatività, la sua passione, il suo carattere sportivo e il suo essere “senza filtri”.

Sul sagrato della prepositurale di Sant’Erasmo sono presenti le principali autorità civili locali, a testimonianza di una comunità che oggi condivide un dolore che va oltre i legami familiari. Tra loro il primo cittadino Alfredo Posenato e il presidente della società di Tennistavolo Franco Sciannimanico, realtà sportiva nella quale Marco aveva militato in passato. Durante l’omelia funebre, don Paolo Azzini si interroga sulla durezza di dover attraversare momenti come questo senza la fede. Parole che cercano di dare un significato a un dolore difficile persino da pronunciare: «Questo dolore non è la fine dell’esistenza ma il fine dell’esistenza». Un invito, quello del sacerdote, a non fermarsi alla disperazione, ma a trovare nella sofferenza la forza per «rinascere». Perché, ha ricordato don Paolo, «questo dolore ci ricorda che siamo vivi».

Al termine dell’omelia, sono gli amici a rendere a Marco l’ultimo, accorato omaggio. Tra loro anche Fabio Marzocchi, la cui voce, rotta dall’emozione, accompagna parole difficili da pronunciare in un momento nel quale il dolore sembra lasciare poco spazio alla voce. È il saluto di chi ha condiviso con Marco una parte importante della propria vita e oggi si trova a dover fare i conti con un’assenza impossibile da colmare.
Poi la salma esce dalla chiesa. La bara attraversa il sagrato e si affaccia su piazza Mazzini, dove ad attenderla c’è l’ultimo fragoroso applauso della comunità. E proprio mentre Marco lascia Sant’Erasmo per l’ultima volta, nella piazza risuonano le note di One More Time dei Daft Punk: una firma musicale che, nel momento più doloroso, sembra trasformare l’ultimo saluto in un ricordo di vita, di energia e di giovinezza.
Volti segnati dalle lacrime e da un dolore ancora troppo recente per poter essere compreso fino in fondo, ma anche la consapevolezza che una vita interrotta così presto non cancella ciò che è stato. Marco, figlio di Castel Goffredo, continuerà a vivere nei ricordi, nelle passioni condivise e nel cuore di chi gli ha voluto bene.

Daniele Guidetti