MANTOVA – Cna‑Fita lancia l’allarme sulle nuove regole dei rimborsi autostradali 2026, in vigore dal 1° giugno, denunciando criticità che rischiano di penalizzare in modo particolare le imprese dell’autotrasporto.
L’associazione riconosce il valore del principio introdotto dall’Autorità di regolazione dei trasporti — il diritto al ristoro in caso di disservizi — definendolo un segnale positivo per tutti gli utenti. Tuttavia, nella pratica, il sistema appare poco applicabile al settore.
Secondo Cna-Fita, il primo problema riguarda le numerose esclusioni: rallentamenti dovuti al traffico o situazioni non imputabili direttamente al concessionario non danno accesso al rimborso, riducendo drasticamente i casi effettivamente riconosciuti.
Altro nodo critico è rappresentato dalle soglie temporali richieste per ottenere il ristoro: per recuperare integralmente un pedaggio di importo contenuto possono servire fino a 180 minuti di ritardo, un tempo che per un mezzo pesante fermo in autostrada genera costi molto superiori al valore del pedaggio stesso.
Cna-Fita segnala inoltre incertezze operative e tecnologiche nell’applicazione del meccanismo, che dovrebbe essere automatizzato tramite i sistemi di telepedaggio ma che, al momento, presenta ancora diversi punti non chiariti.
L’associazione teme anche che i costi dei rimborsi possano essere trasferiti sui pedaggi futuri, aggravando ulteriormente una situazione già complessa per il settore.

















