Il Grande Fiume tra due estremi: la secca del 2026 e le grandi piene

Foto fiume Po agosto 2026

MANTOVA – Il bacino del Po si trova oggi ad affrontare un paradosso climatico sempre più evidente. Da un lato, le precipitazioni autunnali non riescono a scalfire il severo deficit idrico accumulato sul territorio; dall’altro, la memoria storica del Grande Fiume riporta la mente ai tragici anniversari delle sue piene più devastanti, prima fra tutte l’alluvione del Polesine del novembre 1951.

La situazione attuale: suolo a secco e idrometri in negativo

Nonostante le piogge di questi ultimi mesi, la riserva d’acqua presente nei terreni del Nord Italia stenta a recuperare. Nella settimana dal 20 al 26 ottobre 2026, il contenuto d’acqua nel suolo settentrionale è risultato inferiore del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 41% rispetto al 2024. Il divario rispetto a ottobre 2025 tocca il 44% in Emilia-Romagna, il 34% in Veneto e il 20% nel Nord-Ovest che comprende Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta.

Il Nord registra un recupero dalla fine dell’estate limitato all’11%. L’anno 2026 conferma un progressivo deficit idrico, con un totale pluviometrico stimato intorno ai 655 mm (circa -185 mm rispetto alla media decennale), intervallato solo da isolati e violenti nubifragi. Un andamento che contrasta con il surplus idrico del 2024 (+700/+850 mm rispetto alla media) e con le fasi piovose del 2023 e 2025.

La fotografia del Po a sabato 7 novembre 2026 mostra livelli idrometrici ben al di sotto dello zero idrometrico lungo tutto il corso medio e basso:

  • Cremona: –6,70 metri

  • Casalmaggiore: –3,65 metri

  • Boretto: –2,49 metri

  • Borgoforte: –1,82 metri

  • San Siro (San Benedetto Po): –1,21 metri

  • Pontelagoscuro: –5,56 metri

Il ricordo del 1951: la tragedia del Polesine e i dati storici

A metà novembre ricorre l’anniversario dell’alluvione del Polesine, avvenuta tra il 12 e il 14 novembre 1951. Piogge prolungate su Alpi e Appennini e continui venti di scirocco impedirono il normale deflusso del fiume in mare. Il 14 novembre l’argine sinistro cedette nel Rodigino: a Canaro (ore 19.45) e a Occhiobello (ore 20 e 20.15).

Circa 8 miliardi di metri cubi d’acqua invasero la pianura, allagando oltre 100.000 ettari (il 52% del Polesine). Si contarono 101 vittime,  di cui 84 nel tragico episodio del “camion della morte” a Frassinelle, e tra i 180.000 e i 190.000 sfollati. Negli anni successivi, oltre 80.000 persone lasciarono definitivamente il territorio.

I dati idrometrici e di portata di quell’evento testimoniano l’imponenza della piena:

  • Borgoforte: toccò il picco storico di +8,82 metri sopra lo zero idrometrico.

  • Pontelagoscuro: registrò +4,80 metri (superando il record del 1928 di +3,72 m) con una portata massima stimata di circa 12.000 m³/s.

  • Piacenza: raggiunse un picco di 8,82 metri a inizio estate 1951 e sfiorò i 10.000 m³/s di portata a novembre.

  • Boretto: registrò il livello record di +5,94 metri.

  • Cremona: superò i +4,55 metri, allagando le aree golenali.

I grandi eventi del 1994 e il record del 2000

Il primato stabilito a Borgoforte nel 1951 resistette per quasi cinquant’anni, fino alla straordinaria piena dell’ottobre 2000, quando l’idrometro di Borgoforte segnò il record assoluto di +8,94 metri. In quell’occasione, a Casalmaggiore le acque toccarono la quota di +8,14 metri con una portata di 13.000 m³/s. Altra piena di eccezionale gravità rimane quella del novembre 1994, a conferma di come il bacino del Po sia storicamente esposto all’alternanza tra drammatiche emergenze alluvionali e prolungati periodi di secca.