MARMIROLO – Lo scorso 2 aprile il Comitato “Non nel mio cortile – Nimby” di Marmirolo e Roverbella ha presentato diffida formale contro l’autorizzazione all’impianto di biometano in costruzione presso Rotta, frazione di Marmirolo. Il Comitato, tramite lo Studio Legale dell’avvocato Cristina Mandelli di Crema, ha inviato in quella data una formale diffida alle massime Autorità competenti – Comune di Marmirolo, Provincia di Mantova, Ats Val Padana, Regione Lombardia, Consorzio di Bonifica Territori del Mincio e Gestore Servizi Energetici – contestando l’autorizzazione rilasciata all’impianto di produzione di biometano nel Comune di Marmirolo, ormai in fase avanzata di realizzazione.
Secondo il Comitato, tra le principali irregolarità rilevate ci sarebbero “l’assenza totale di disponibilità giuridica delle aree: il ponte e le opere connesse sorgono su terreni demaniali dello Stato con vincolo di inedificabilità. Il corso d’acqua pubblico (derivazione del reticolo di bonifica Battistella/Rio Derbasco) viene completamente soppresso senza alcuna concessione idraulica; l’incompatibilità urbanistica ed edilizia: il progetto viola palesemente le Norme Tecniche di Attuazione del Pgt di Marmirolo (Ambito 8 – Sistema Ambientale e Ambiti Agricoli Strategici ad elevata caratterizzazione produttiva), la L.R. 12/2005 e gli indirizzi del Ptcp di Mantova; la violazione della normativa ambientale e idraulica: soppressione di un corpo idrico demaniale”.
E ancora, sempre secondo il Comitato, “un grave difetto di istruttoria e travisamento dei presupposti: mancata verifica dei vincoli paesaggistici del PPR (tracciato ciclabile Mantova-Peschiera/Ciclopista del Sole), della Rete Ecopaesistica, degli ambiti rurali di pregio e delle aree a rischio ambientale per l’alta vulnerabilità degli acquiferi ed errori procedurali insanabili: richiamo a norme abrogate, omessa presentazione del piano di dismissione e ripristino, assenza delle asseverazioni obbligatorie”.
«L’autorizzazione concessa è affetta da vizi originari e insanabili che ne impongono l’annullamento immediato – dichiara l’avvocato Mandelli –. Non si tratta di semplici irregolarità formali: si è autorizzata la distruzione di un corso d’acqua pubblico, di prati stabili e di elementi di rilevanza paesaggistica e naturalistica su terreni privi di disponibilità giuridica. È un atto contra legem che le Amministrazioni destinatarie della diffida hanno il dovere di revocare in autotutela». Il Comitato NIMBY chiede pertanto alle Autorità competenti di annullare in autotutela entrambi i provvedimenti autorizzativi e di ordinare il ripristino integrale dello stato dei luoghi, tutelando l’ambiente, la salute pubblica e la legalità urbanistica e paesaggistica del territorio.















