MANTOVA – Dalla sicurezza al rilancio del centro storico, passando per sanità, case popolari e identità cittadina. Luca De Marchi torna in corsa per come candidato sindaco alla guida della lista civica “De Marchi per Mantova”, rivendicando un percorso politico coerente e posizioni nette sui temi che considera prioritari per il capoluogo. Già consigliere comunale e in passato candidato sindaco, De Marchi spiega le ragioni del suo ritorno sulla scena politica parlando di una città che, a suo dire, avrebbe perso “identità, sicurezza e dignità”, e rilancia una proposta improntata a sicurezza, controllo del degrado urbano e sostegno ai mantovani.
Lei ha una lunga esperienza in Consiglio comunale a Mantova, si era anche già candidato a sindaco. Alcuni anni fa però aveva rassegnato le dimissioni da consigliere. Cosa l’ha spinta a ricandidarsi a sindaco in questa tornata elettorale? Mi ricandido perché Mantova sta perdendo identità, sicurezza e dignità. Io sono sempre stato coerente da quando 20enne ero nel MSI . È stato il centrodestra mantovano a tradire valori e programmi .Negli ultimi anni la politica di sinistra ha messo davanti gli interessi ideologici ai bisogni concreti dei cittadini. Io torno in campo perché tanti mantovani sono stanchi di degrado, immigrazione fuori controllo, commercio in crisi e amministratori lontani dalla realtà. Non mi interessa fare carriera: mi interessa rimettere ordine e difendere chi questa città la vive, la rispetta e la mantiene con il proprio lavoro.
Lei ha definito la sua lista “la vera destra” a Mantova: cosa significa concretamente per un cittadino nella vita quotidiana?
“Vera destra” significa una destra che non chiede scusa per le proprie idee. Vuol dire sicurezza senza giustificazionismi, difesa delle tradizioni, rispetto delle regole e priorità agli italiani. Per i cittadini significa avere un’amministrazione che smette di pensare al politicamente corretto e torna a pensare alle famiglie, ai pensionati, ai commercianti e a chi si alza ogni mattina per lavorare onestamente.
Il suo cavallo di battaglia in questa campagna elettorale è la sicurezza: quali sarebbero i primi provvedimenti che attuerebbe su questo fronte?
Il primo intervento sarebbe una stretta immediata contro criminalità e degrado. Più pattuglie nei quartieri sensibili, videosorveglianza ovunque serva, tolleranza zero contro spaccio, occupazioni abusive, baby gang e violenze. Chi delinque deve capire che Mantova non è terra di nessuno. Inoltre chiederei controlli più severi sull’immigrazione irregolare e collaborazione costante con prefettura e forze dell’ordine per espellere chi non ha diritto di stare qui.
Ci sono degli interventi urbanistici o sociali che affiancherebbe alla repressione?
Sì, perché il degrado urbano alimenta insicurezza. Le periferie vanno riqualificate, ma senza trasformarle in ghetti assistiti. Più illuminazione, manutenzione e spazi per sport e famiglie, ma anche regole chiare: chi riceve aiuti deve rispettare la città. Basta buonismo e assistenzialismo senza controllo. Il sociale deve aiutare chi vuole integrarsi davvero, non chi approfitta del sistema.
Tra gli altri punti critici che lei ha lamentato c’è la sanità: cosa può fare davvero un sindaco, visto che la competenza è regionale?
Un sindaco non gestisce gli ospedali, ma può fare battaglia politica vera. Oggi troppi cittadini aspettano mesi per visite ed esami mentre le risorse vengono disperse altrove. Io difenderei con forza la sanità mantovana, chiedendo più medici, più servizi territoriali e meno sprechi. La salute dei mantovani viene prima di qualsiasi propaganda ideologica.
Veniamo al sociale, più volte ha ribadito, di voler dare priorità per quanto riguarda le politiche abitative a coppie e anziani mantovani: con quali criteri e risorse?
Le case popolari devono andare prima di tutto agli italiani e ai mantovani che da anni pagano tasse e rispettano le regole. È una questione di giustizia sociale, non di discriminazione. Dare priorità a giovani coppie, anziani e famiglie radicate sul territorio significa aiutare chi ha contribuito alla comunità e oggi rischia di essere lasciato indietro. Basta vedere italiani in fondo alle graduatorie mentre altri ottengono privilegi senza aver mai dato nulla alla città.
Ha parlato di centro storico “in crisi”: quali sono le cause principali? Quali azioni intraprenderebbe da subito per rilanciarlo?
Il centro storico è stato abbandonato da anni di amministrazioni deboli: troppa insicurezza, troppi negozi chiusi, poca attenzione ai residenti e ai commercianti. La gente evita certe zone perché non si sente tranquilla. Io riporterei controlli costanti, lotta al degrado e incentivi concreti per chi apre attività di qualità. Il centro deve tornare a essere un luogo vivo, italiano, decoroso e sicuro, non un’area lasciata al caos e alla desertificazione commerciale.
Si presenta come candidato “di servizio”: cosa la distingue, sul piano umano, dagli altri candidati?
Mi distingue il fatto che non devo obbedire a salotti politici o interessi di partito. Ho esperienza, conosco Mantova quartiere per quartiere e parlo chiaro. Non faccio promesse irrealizzabili né slogan vuoti: dico quello che penso e difendo senza paura gli interessi dei mantovani. Credo in una politica fatta di presenza, fermezza e rispetto per chi lavora, produce e tiene in piedi questa città ogni giorno
















