MANTOVA – Domenica 8 marzo, alle ore 21, il Teatrino di Palazzo d’Arco ospiterà l’evento speciale “Donne di scienza“, testo di Maria Vittoria Grassi con la regia di Maria Grazia Bettini, promosso in occasione della Giornata internazionale della Donna. Lo spettacolo propone un viaggio nella storia femminile attraverso le voci di alcune protagoniste che, in prima persona, raccontano il proprio contributo allo sviluppo della scienza. Un percorso che intreccia teatro e divulgazione, riportando al centro figure spesso dimenticate o rimaste a lungo ai margini del racconto ufficiale.
La riflessione parte da lontano. Per secoli, la presenza delle donne nella cultura e nella vita civile è stata segnata dall’emarginazione, una condizione protrattasi fino alla fine dell’Ottocento e, in larga parte, fino alla metà del Novecento nei Paesi industrializzati. In molte aree del mondo, ancora oggi, la parità è un traguardo distante e i diritti fondamentali non sono pienamente riconosciuti.
Le radici di questa disparità affondano nei secoli. Già nelle epoche più remote, la diversa distribuzione dei compiti, legata alla forza fisica necessaria alla sopravvivenza, alle gravidanze e alla cura dei figli, avrebbe contribuito a definire ruoli distinti. Solo con i progressi della scienza e della medicina e con le applicazioni tecnologiche moderne, almeno nei Paesi più sviluppati, tali vincoli hanno iniziato ad attenuarsi.
Per lungo tempo, le poche donne che potevano accedere all’istruzione erano quelle che vivevano nei conventi. Non sorprende quindi che, nel passato, siano emerse soprattutto figure legate alle arti e alle lettere, mentre le scienziate sono state molto più rare. Le discipline scientifiche, in particolare matematica e fisica, richiedono una formazione strutturata e un accesso agli studi che per secoli è stato negato alle ragazze. Ancora all’inizio del Novecento, in diversi Paesi europei, l’ingresso femminile nelle università e nei licei era ostacolato o impedito.
L’esclusione dai percorsi scientifici ha alimentato il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più portate per le materie umanistiche che per quelle tecnico-scientifiche. Un luogo comune che ha inciso sulle scelte di molte giovani, talvolta orientate verso facoltà letterarie anche contro le proprie inclinazioni. Oggi, tuttavia, il numero di studentesse che scelgono ambiti tradizionalmente considerati maschili, come ingegneria, è in crescita.
Nonostante le difficoltà, le scienziate che hanno dato contributi significativi non sono mancate. Dall’antichità, con figure come Ipazia, fino ai secoli successivi, la presenza femminile nella scienza è andata progressivamente aumentando. Se nei secoli passati i nomi erano pochi e isolati, oggi le ricercatrici rappresentano oltre la metà del personale universitario in molti ambiti, con percentuali elevate nelle discipline umanistiche e biologiche, e numeri ancora in crescita anche nelle scienze matematiche. Restano più basse, invece, le presenze in facoltà come ingegneria.
Lo spettacolo si inserisce in questo quadro storico e culturale, offrendo al pubblico l’occasione di riflettere sui progressi compiuti e sulle sfide ancora aperte. Una serata che unisce memoria e attualità, dando voce a donne che, con determinazione e talento, hanno contribuito in modo decisivo al progresso scientifico.
















