MANTOVA – I dati relativi alla natimortalità delle imprese nei tre territori di Cremona, Mantova e Pavia, relativi al primo trimestre del 2026, elaborati dal Servizio Promozione e Informazione Economica della Camera di Commercio, mostrano una leggera contrazione, con una differenza tra iscrizioni e cessazioni di segno meno per i 3 territori di Cremona, Mantova e Pavia.
Spostando l’analisi sulla provincia di Mantova, il primo trimestre 2026 si chiude con un quadro demografico in flessione. Il tasso di crescita si attesta infatti al -0,6%, penalizzato da un saldo negativo di 207 unità tra iscrizioni e cessazioni, che fissa a 35.226 il totale delle imprese registrate alla fine di marzo. Un andamento che si riflette parallelamente sul fronte delle imprese attive, il cui stock si ferma a 31.810 unità, registrando un calo del -0,5% su base annua.
Analizzando le forme giuridiche, le dinamiche mantovane evidenziano un contesto generale di contrazione con eccezione unicamente delle strutture societarie più solide: a fronte della lieve crescita delle società di capitali (+0,6%), si rileva infatti il calo delle società di persone (-0,5%), delle “altre forme” come cooperative e consorzi (-0,4%) e, in maniera più marcata, delle imprese individuali (-1,2%). L’esame dei settori economici restituisce la fotografia di un periodo di sofferenza per la quasi totalità dei comparti tradizionali del territorio. Le contrazioni più evidenti colpiscono l’agricoltura (-2,1%), il commercio (-1,6%) e le attività manifatturiere (-1,4%).
Flessioni diffuse interessano anche i servizi di alloggio e ristorazione (-1,1%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,8%), il comparto immobiliare e le costruzioni (entrambi al -0,7%), nonché le restanti attività di servizi (-0,6%). All’interno di questo scenario, riescono a mantenere un trend positivo solamente le attività finanziarie e assicurative (+0,5%) e, pur con un margine molto ridotto, le attività amministrative e i servizi di supporto (+0,1%).
Anche il comparto artigiano mantovano sconta una dinamica in rallentamento nel periodo gennaio-marzo 2026. Con un tasso di crescita negativo del -0,9% e un saldo che vede le chiusure superare le aperture di 84 unità, il numero complessivo di imprese artigiane registrate a fine marzo si posiziona a quota 9.627. Scendendo nel dettaglio dei settori più rappresentativi per l’artigianato locale, il segno meno risulta nettamente predominante.
Soffrono in particolar modo le attività di commercio (-4,3%) e il comparto del trasporto e magazzinaggio (-3,5%), seguiti dalle attività manifatturiere (-1,7%), dalle imprese di costruzione (-0,6%) e dalle attività amministrative e di supporto (-0,5%). Emergono tuttavia dinamiche di resilienza in due comparti specifici: si registra infatti una situazione di perfetta stabilità per le attività di alloggio e ristorazione, mentre le attività professionali, scientifiche e tecniche spiccano in controtendenza con un solido tasso di crescita positivo del +2,6%.

















