MANTOVA – La Diocesi di Mantova si prepara a fare festa, ma con lo sguardo rivolto a un futuro ricco di incognite. Domenica 31 maggio alle ore 21, la Basilica di Sant’Andrea ospiterà l’ordinazione sacerdotale di don Marco Zenesini. Un momento di profonda gioia comunitaria che nasconde, tuttavia, una realtà più amara: don Marco rischia di essere l’ultimo sacerdote ordinato sul territorio per molto tempo.
Come si legge dal sito della Diocesi, il nuovo presbitero è infatti «l’ultimo della nidiata: in questi ultimi anni nessuno è entrato in Seminario». Le storiche mura del Seminario di Mantova sono oggi vuote, specchio di una crisi vocazionale che sta colpendo duramente la terra virgiliana e non solo.
Originario di Villagrossa, 36 anni, don Marco Zenesini ha alle spalle un passato da geometra in uno studio di architettura e un lungo impegno come capo Scout nel gruppo San Leone 1 a Roncoferraro. La svolta è arrivata nel 2017 quando, a 27 anni e dopo un percorso di discernimento spirituale, ha deciso di entrare in Seminario. Nel giugno 2024 ha conseguito il baccalaureato in sacra teologia a Verona, per poi essere ordinato diacono l’8 dicembre dello stesso anno. Attualmente opera nell’Unità Pastorale “Madonna delle Grazie” a Curtatone, dove si dedica alla catechesi e alla formazione di giovani e adulti.
«Esprimo tanta gratitudine per la vicinanza e la preghiera delle persone», ha dichiarato don Marco alla vigilia della celebrazione, sottolineando come l’ordinazione di un prete resti un evento fortemente sentito dalla gente, anche non esplicitamente praticante.
Se il Seminario maggiore per ora non conta nuovi iscritti, la speranza della Chiesa mantovana si sposta su forme diverse di accoglienza e riflessione. Le attenzioni sono riposte su “Casa San Leonardo”, una struttura cittadina dove alcuni giovani stanno portando avanti un cammino personale di discernimento spirituale.
Qui, coordinati da don Andrea Bonesi e don Francesco Freddi, i ragazzi e le ragazze possono sperimentare un periodo di vita comunitaria e formazione. Si tratta, per il momento, di percorsi strettamente individuali e non di un ingresso formale verso il sacerdozio, ma rappresentano l’unico presidio attivo per coltivare i semi delle vocazioni di domani.


















