MANTOVA – Il soffitto della Camera di Amore e Psiche a Palazzo Te affrescato da Giulio Romano e bottega tra il 1526 e il 1528 splende di nuova luce. Terminato il restauro annunciato questa estate che in tre mesi ha permesso di mettere in evidenza alcuni dettagli che con il tempo erano andati perduti.
Incluso nelle iniziative del Cinquecentenario e del più ampio progetto di conservazione di Palazzo Te, l’intervento si è svolto in continuità con il precedente restauro conservativo del 1989 dell’Istituto Centrale per il Restauro e ha interessato diverse tipologie di superfici decorative: i dipinti a olio con le scene della storia di Amore e Psiche, la struttura cassettonata con elementi vegetali prevalentemente dipinti su una base di lamina dorata, il modellato in stucco arricchito con salamandre e figure femminili, e i dipinti murali ad affresco delle lunette sulle pareti perimetrali.
“La Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti è stata fondamentale per questo restauro – spiega Giovanni Pasetti, presidente della Fondazione Palazzo Te – l’intervento ci permette oggi di ammirare questo affresco, che è forse quello più importante del palazzo, con la giusta tonalità di colori, differenziandolo dalla parte inferiore. Le restauratrici hanno fatto un lavoro eccellente di consolidamento e pulitura ed ora si può ammirare in tutto il suo splendore”.
“L’Art Bonus è stato fondamentale – ha sottolineato il direttore della Fondazione di Palazzo Te, Stefano Baia Curioni – e dimostra come il pubblico e il privato possano collaborare perchè è la dimostrazione che il patrimonio culturale è un bene comune, è pubblico ma risveglia interesse anche nei privati e questo è motivo di grande soddisfazione. Il recupero di Amore e Psiche era necessario perchè la conservazione è uno dei registri fondamentali della Fondazione e non è possibile scendere la conservazione dalle attività di promozione e fruizione del palazzo”.
“Seguire il restauro conservativo della Camera di Amore e Psiche e vederne oggi la conclusione per me è stata un’esperienza molto appagante – dichiara Giovanna Zanuso, presidente della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti – Vorrei ringraziare molto Stefano Baia Curioni, che mi ha fatto riscoprire Palazzo Te, che non vedevo da tanti anni e che è un gioiello della città di Mantova. Si tratta di un restauro che ho voluto fortemente con la mia Fondazione e mi auguro sia una porta verso il futuro e apra nuove prospettive per la ricerca e per ammirare questa meraviglia, oggi restituita al pubblico in tutto il suo splendore.”
La bellezza come ponte tra il passato e il futuro e la cultura come bene comune: questi i principi cardine su cui si basa la Fondazione Sacchetti.
Il ringraziamento alla benefattrice che ha donato 100 mila euro che ha coperto il costo totale dell’intervento, è d’obbligo: “Ringraziamo di cuore tutti coloro che lo hanno reso possibile, a partire dalla Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus, per includere Diamara Parodi Delfino, e le istituzioni che hanno collaborato, il Comune di Mantova e la Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio per le provincie di Cremona, Mantova e Lodi – ha concluso Baia Curioni.
LA CAMPAGNA DI RESTAURO
Durante la campagna di indagini multispettrali, eseguita da Vincenzo Gheroldi e Sara Marazzani, sono emersi dati aggiuntivi sugli interventi precedenti, come le stratificazioni dei materiali di restauro, e sui fenomeni di degrado in corso, fornendo informazioni essenziali per la costruzione di mappe di vulnerabilità. Lo studio ha evidenziato l’interazione tra materiali originali e restauri successivi, orientando le strategie di manutenzione verso una conservazione mirata e sostenibile.
Nel corso dei tre mesi, il lavoro di restauro eseguito da Marica Negri e Isotta Lorenzini ha offerto l’occasione di osservare da vicino ogni dettaglio della pittura che rivela una grande vitalità, dove si possono distinguere passaggi di più artisti sulla stessa scena e anche correzioni in corso d’opera. L’intervento si è concentrato soprattutto sulla conservazione dei materiali che compongono il soffitto – strutture, pitture e stucchi – per garantirne la stabilità e la durata nel tempo, e sulla pulitura approfondita delle superfici che ha permesso di restituire alla Volta la sua luminosità originaria, offrendo al pubblico una visione più nitida e intensa dell’opera.
I PROSSIMI INTERVENTI
Ma i lavori a Palazzo Te non si fermano qui “C’è la sala polivalente – spiega Pasetti – di cui si sta occupando il Comune, lavori che dureranno circa uno o due anni, poi in gennaio, sempre a cura del Comune di Mantova ci sarà l’avvio dei lavori alla facciata interna delle Fruttiere, intanto c’è il restyling dello Spazio Te del bar che lo renderà uno spazio più accogliente, poi lavoro di restauro a cura degli Istituti Santa Paola delle due ultime stanze del giardino segreto, per circa un annetto o due e poi l’Esedra, ma per questo non abbiamo ancora tempistiche”.

















